1. La nostra vocazione è quella di appartenere a Ge­sù, appartenervi con convinzione, non perché la mia vocazione è operare con il povero o essere un contem­plativo, ma perché sono chiamato ad appartenere a Lui, convinto che nulla può separarmi dal suo amore. Questa è la condizione che farà di voi dei Fratelli con­templativi, il far vostra questa convinzione e il frutto di essa saranno il vostro voto di castità, la liberazione che viene dalla scelta di povertà, l'abbandono illimita­to in spirito di obbedienza e, specialmente per voi, Fratelli della Parola, quel volontario servizio della Parola, dato con tutto il cuore, a favore di coloro che sono spiritualmente i più poveri tra i poveri.

2. Tutte le congregazioni religiose, suore, sacerdoti. ed anche il Santo Padre hanno la medesima vocazio­ne: appartenere a Gesù. « Vi ho scelti perché foste miei. » Questa è la nostra vocazione. I modi, cioè co­me occupiamo il nostro tempo possono essere diffe­renti. Il nostro amore per Gesù tradotto in azione si serve di mezzi svariati, come se si trattasse di abiti. Io indosso questo, tu indossi quello: è un mezzo di cui mi servo. Ma la vocazione non è un mezzo. La vocazione per un cristiano è Gesù.

3. I nostri Fratelli e le nostre Sorelle di vita attiva traducono il loro servizio in azione, i Fratelli e le So­relle contemplativi traducono l'azione di amare in preghiera, in penitenza, in adorazione, in contempla­zione e nella proclamazione della Parola che hanno meditato e adorato. La vita attiva e quella contempla­tiva non sono due cose differenti, semplicemente: in una, la fede è tradotta in azione mediante il servizio, nell'altra, la fede è tradotta in azione mediante la pre­ghiera.

4. Fede che diventa dinamica attraverso la preghiera, fede che diventa attiva attraverso il servizio; sono la stessa cosa: lo stesso amore, la stessa compassione. Entrambi dobbiamo proclamare quella fede, sia le Sorelle che i Fratelli. Questo è qualcosa che dovrebbe incoraggiarci e rafforzarci, che ci completa a vicenda più pienamente. Poiché siamo esseri umani, abbiamo bisogno di questa distinzione, di questa separazione, di questi nomi differenti. L'anima, la mente e il cuo­re, tuttavia, hanno la stessa caratteristica: un totale abbandono in Dio. Nell'attimo in cui realizziamo di aver veramente attuato questo, allora siamo a sua di­sposizione e non esistono più differenze.

5. Nello spirito, entrambe le congregazioni sono por­tatrici dell'amore di Dio. Noi Sorelle portiamo l'amo­re di Dio nelle opere e voi Fratelli della Parola porta­te l'amore di Dio nella evangelizzazione, ma siamo entrambi portatori di qualcosa, entrambi siamo mis­sionari. La missione di proclamare il Cristo, attraver­so le azioni e le parole, è la sola missione, la missione dell'amore e della compassione. Volendo semplificare le cose abbiamo assunto nomi diversi, ma solamente per motivi esteriori. In realtà si tratta della stessa co­sa: entrambi lavoriamo per la proclamazione del re­gno di Dio.

6. Sin dal principio, i Fratelli si preoccupino di ascol­tare la voce di Dio nella preghiera, nell'adorazione e nella contemplazione. Può darsi che usciate per la strada e non abbiate nulla da dire... benissimo, ma potreste trovare un uomo che se ne sta in piedi all'an­golo della via. Andate da lui. Può darsi che vi offenda, ma voi siete li e li c'è la Sua Presenza. Dovete irradia­re quella presenza che è dentro di voi, rivolgendovi a quell'uomo, con amore e rispetto. Perché? Perché cre­dete che è Gesù. Gesù non può ricevervi: perciò dove­te sapere come andare da Lui. Egli viene sotto le vesti di quella persona. Questo è il nostro quarto voto. Sie­te vincolati dalla stessa promessa; soltanto, per noi Sorelle, quell'affamato lo è più in senso materiale e per voi Fratelli è invece un affamato spirituale, una persona spiritualmente nuda, spiritualmente senza dimora. Credetemi, Fratelli, trovo assai più difficile lavorare con gente che prova questo tipo di amarezza, che avverte questa angoscia nel cuore, che si sente ri­fiutata, non amata, trascurata.

7. La cosa essenziale deve essere sempre la stessa, il medesimo spirito di abbandono totale, lo stesso pro­posito di voler appagare la sete di Gesù, lo stesso an­nuncio, la stessa presenza, la stessa povertà, la stessa castità. I quattro voti non devono aver nulla di diver­so. Quel che state facendo, quell'amore per Cristo, quella presenza e quella parola di Dio, noi la mettia­mo nelle opere. ~ la stessa cosa. Voi dovete essere la Sua Presenza mediante la Parola e noi mettiamo la Sua Presenza negli atti.

8. Questo è quanto dobbiamo imparare bene sin dal­l'inizio: ascoltare la voce di Dio nel nostro cuore, per­ché, allora, nel silenzio del cuore, Dio parla. Poi, dal­la pienezza dei nostri cuori, la nostra bocca deve far scaturire la parola. Questo è il legame. Un Fratello della Parola deve essere tutto questo. Nel silenzio del cuore, Dio parla e voi dovete ascoltare. Poi, nella pie­nezza del vostro cuore, che è, infatti, pieno di Dio, pieno di amore, pieno di compassione, pieno di fede, la vostra bocca annuncerà. Questo è un vero Fratello della Parola.

Ascoltate in silenzio, perché se il vostro cuore è pie­no di altre cose non potete ascoltare la voce di Dio. Ma quando avrete ascoltato la voce di Dio nella quie­te del cuore, allora il cuore sarà pieno di Dio come la Madonna era piena di grazia. E poi, da quella pie­nezza del cuore la bocca trarrà le parole.

9. Potreste anche scrivere e la pienezza del vostro cuore si trasmetterà pure alla vostra mano. Infatti il vostro cuore potrebbe parlare attraverso la scrittura. Il vostro cuore potrebbe parlare anche attraverso i vo­stri occhi. Sapete che quando guardate la gente essi devono poter vedere Dio nei vostri occhi. Se siete di­stratti e preda del mondo allora non potranno vedere Dio con limpidezza. La pienezza del nostro cuore è espressa nei nostri occhi, nel nostro modo di toccare, in ciò che scriviamo, in ciò che diciamo, nel modo co­me camminiamo, nel modo in cui accogliamo, nel mo­do in cui diamo. Questa è la pienezza del cuore che si esprime in molti modi differenti. E questo è quanto un Fratello della Parola deve vivere, deve capire.

10. Non è sufficiente fare una scelta, mettersi assie­me e diventare una fraternità. Non basta. Ma è molto importante per noi lasciare che Gesù viva la sua vita di amore, di preghiera, di intima unione con il Padre. Dio parla nel silenzio del cuore e noi dobbiamo ascol­tare. In un secondo tempo parleremo a Dio dalla pie­nezza del nostro cuore. E sarà Dio ad ascoltare. Di questo è composta la preghiera: di questo ascolto e di questo colloquio, un'intima unione con Dio, una inti­ma unione con Gesù.

11. Come contemplativi, le vostre labbra debbono es­sere molto pure per poter pronunciare in ogni mo­mento le parole di Dio: proprio come le nostre mani, nella nostra vita attiva, debbono essere molto pure quando toccano il corpo di Cristo. Questo è qualcosa che deve essere veramente vita della nostra vita. Altri­menti, potremmo sciorinare un sacco di cose e impa­rarne altrettante a memoria ed essere padroni di tutta la conoscenza possibile, di tutta la teologia e di tutte le cose che riguardano Dio però non essere capaci di ac­cendere quel fuoco nei cuori della gente. Pronunce­remmo soltanto delle parole ma non vivremmo quelle parole. Ecco perché è necessario che le nostre parole siano il frutto della nostra vita, il frutto delle nostre preghiere, il frutto delle nostre mortificazioni e il frutto della nostra adorazione.

12. C'è un teologo molto famoso, un sacerdote molto santo, che in India, oggi, è considerato fra i migliori. Lo conosco assai bene ed ebbi occasione di dirgli: « Padre, lei parla tutto il giorno di Dio, chissà come si sente vicino a Lui, parlando di Dio tutto il giorno! ». Sapete che mi ha risposto? Mi disse: « Potrei parlare molto di Dio e magari parlare poco con Lui ». E poi mi spiegò: « Potrei proferire un sacco di parole e forse dire anche molte cose buone, ma poi dentro di me non trovare il tempo di ascoltare. Poiché Dio parla nel si­lenzio del cuore ».

13. E molto importante che sin dall'inizio, Fratelli, viviamo semplicemente il Vangelo. Vivete il Vangelo nella preghiera, vivete il Vangelo nelle parole! Non vi scoraggiate se non raggiungete immediatamente la vetta. Non c e motivo che ci si debba sentire sconvolti o sfiduciati, solo una piccola cosa alla volta è impor­tante: anche se una vostra azione può essere un niente in confronto a quel che la gente, all'esterno, si aspetta da voi e voi non lasciate cadere quella gocciolina di preghiera, di penitenza, nella vostra vita e nel vostro cuore, allora la gente ne verrà come defraudata. Non potete dare ciò che non avete.

14. La pienezza del nostro cuore la si rivela nelle opere: come tratto quel lebbroso, come tratto quell'a­gonizzante, come tratto i senza tetto... Talvolta è più difficile operare con la gente per la strada che con i nostri assistiti nelle case per incurabili, poiché chi sta per morire è in pace, in attesa, è pronto ad andare da Dio. Puoi toccare il malato, puoi toccare il lebbroso e credere che è il corpo di Cristo che stai toccando, ma è molto più difficile quando queste persone sono ubria­che o stanno imprecando pensare che sono Gesù cela­to dietro la maschera della sofferenza. Come devono essere pulite e amorose le nostre mani perché sappia­no porgere la compassione anche a queste persone!

15.Voi, in Occidente, vi trovate ad avere a che fare con coloro che sono i più poveri spiritualmente fra i poveri, piuttosto che con le persone povere in senso fi­sico. Assai spesso fra i ricchi vi sono persone spiri­tualmente molto, molto povere. Trovo che non sia dif­ficile' dare un piatto di riso a una persona affamata, pr6cùrare un letto a chi non ha un giaciglio, ma con­solare o eliminare quel certo tipo di amarezza, sop­primere quella rabbia, rimuovere quella solitudine ri­chiede molto tempo.

16. Gesù si è fatto Pane di vita per saziare la fame che ho di Lui ed è diventato l'affamato, cosi che io possa soddisfare il suo amore per me. Egli ha fame di noi come noi abbiamo fame di Lui. Fratelli della Pa­rola, scoprite che la Parola deve farsi carne prima di tutto nella vostra vita, venendo tra voi nell'amore, nell'unione, nella pace, nella gioia; solo allora sarete capaci di darla a coloro che sono spiritualmente i più poveri, di darla a quell'uomo che sta seduto nel parco, tutto solo e ubriaco.

17. Vi chiamate Fratelli della Parola per essere quella Parola. Siete stati scelti in special modo perché en­triate nel clima di Nazaret. Egli vi ha posto qui, pro­prio perché facciate questo: credere nella Parola del Padre suo; quella Parola contiene la vita e voi potrete dare quella vita, ossia Gesù, a tutti coloro che incon­trate, a cominciare dalla vostra stessa comunità, poi­ché l'amore comincia in famiglia. Come fa a comin­ciare in famiglia? Pregando assieme; una famiglia che prega insieme sta assieme.

18. Dovete essere una famiglia, essere quella presen­za di Cristo l'uno per l'altro. Amatevi a vicenda tene­ramente come Gesù ama ciascuno di voi. Questa è la santità dei Fratelli della Parola. Un tenero amore re­ciproco parla molto più chiaramente di tutte le parole che possiate dire. Amare sino a soffrire; richiede un sacrificio profondo proclamare la Parola di Dio. Non fare mai del male ad alcuno con la Parola, che è così sacra nella nostra vita. Vivere veramente quel che di­te: i fratelli più giovani che vi seguono imparano ve­dendo, più che ascoltando. Al giorno d'oggi i giovani non vogliono ascoltare, vogliono vedere.

19. Voi, Fratelli, che avete scelto in particolar modo la Parola di Dio, che cuore pulito dovete avere per poter porgere l'annuncio dalla pienezza della vostra interiorità! Ma prima di annunciare è necessario ascoltare, poiché Dio parla nel silenzio del vostro cuo­re. Dovete ascoltare e soltanto allora, dal profondo della vostra pienezza interiore, parlerete e Dio ascol­terà.

20. Quel che voi, Fratelli contemplativi, dovete por­tare nel mondo è la vostra presenza; con quella pre­senza porterete la luce. Cristo deve essere la luce che brilla attraverso voi, e la gente, guardandovi, deve ve­dere unicamente Gesù. Non cercate d'essere qualco­s'altro all'infuori di questo. Dovete affrontare la sfida che vi viene da Gesù: Egli ha effuso la luce e voi prenderete la sua luce e accenderete ogni cuore che vi capiterà d'incontrare. Non opererete a grandi gruppi o con molte persone, ma nella strada, negli ospedali, nelle prigioni: in qualunque luogo dove il buio ha cir­condato un essere umano, voi dovrete essere portatori di luce.

21. In Dio vi è una grande umiltà. Può chinarsi sulla gente come noi e dipendere da noi perché tutte queste cose vivano, crescano, portino. frutto. Eppure avrebbe potuto farlo senza il nostro aiuto. Tuttavia si è china­to e ha preso ciascuno di noi, ci ha chiamati qui, in­sieme, perché formassimo questa fraternità. Se ci fos­simo rifiutati, non avrebbe potuto costituirla. Avrem­mo potuto dirgli di no. Ciascuno di noi avrebbe potu­to dire di no. Dio avrebbe aspettato pazientemente finché fosse venuto qualcuno che avrebbe detto di sì. Tutto ciò mi fa capire che quando Gesù diceva: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore ~, davvero Egli voleva dire che avremmo dovuto impara­re che la chiamata è un dono che viene da Dio stesso.

22. L'esatto volere di Dio nei nostri confronti: dovete essere santi. La santità è il più grande dono che Dio può offrirci perché è per questo scopo che ci ha creato.

In ragione di questo siete diventati Fratelli della Pa­rola. Non siete venuti qui per passare il tempo, anche se lo trascorrete pregando. Siete venuti qui per essere la personificazione del suo amore, della sua compas­sione. Siete stati inviati.

23. Lo scopo di Dio, quello per cui noi esistiamo, è che io e voi dobbiamo essere dei contemplativi. Dob­biamo essere utili alla gente annunciando la Parola di Dio, portando l'amore della Parola di Dio agli uomi­ni. Come deve essere sincero e puro il vostro cuore, poiché è dalla pienezza del vostro cuore che deve sgor­gare l'annuncio.

24. Cos'è la contemplazione? E vivere la vita di Ge­sù. Ecco quel che intendo quando dico: amare Gesù. E vivere la sua vita dentro di noi, vivere la nostra vita nella sua vita. Questa è la contemplazione. Dobbiamo avere un cuore puro per saper vedere: nessun senti­mento di gelosia, d'ira, nessun conflitto e specialmen­te nessuna mancanza di carità. Per me, contemplazio­ne non è stare particolarmente appartato in un luogo buio, ma consentire a Gesù di vivere la sua Passione, il suo amore, la sua umiltà dentro di noi, pregando con noi, stando sempre con noi, santificando attraver­so noi.

25. Amate... siate davvero dei contemplativi nel cuore del mondo. Qualunque cosa facciate, anche se aiutate qualcuno ad attraversare la strada, lo fate a Gesù. Anche quando date a qualcuno un bicchiere d'acqua, lo fate a Gesù. Si tratta di un piccolo insegnamento semplice, ma che è di gran lunga il più importante.

26. Fratelli, annunciare la Parola di Dio, essere la Parola di Dio per la vostra gente, deve essere lo scopo della vostra esistenza. Ma non potete dare, non potete proferire la Parola a meno che viviate quella Parola, a meno che preghiate quella Parola. Per essere capa­ci di dare, dovete possedere. A questo scopo dovete mantenervi santi, per poter comprendere quel che vuole Gesù... egli vuole abitare in voi e agire attraver­so voi.

27. Il mondo, oggi, ha fame non soltanto di pane, ma è affamato soprattutto di amore; ha fame di essere ac­cettato, di essere amato. Hanno fame di sentire la presenza del Cristo. In molti paesi, la gente ha tutto, salvo questa presenza, questa consapevolezza. Ecco perché la vita di preghiera e di sacrificio ci porta a dare quell'amore. Se sarete contemplativi, sarete quella presenza, quel pane di Dio da spezzare.

28. La gente ha fame della Parola di Dio che dà la pace, che dà l'unità, che dà la gioia. Ma non potete dare quello che non possedete. Ecco perché è necessa­rio intensificare la vostra vita di preghiera. Lasciate che Gesù vi catturi, preghi con voi e attraverso voi e allora sarete veri contemplativi nel cuore del mondo.

29. Siamo chiamati ad amare il mondo. Dio amò tan­to il mondo che diede ad esso Gesù. Oggi ama così tanto il mondo che gli dà voi e me per essere il suo amore, la sua compassione, e quella presenza, quella vita di preghiera e di sacrificio, di abbandono a Dio. E in particolare, Fratelli, la risposta che Dio vi chiede di essere dei contemplativi. In realtà ogni singolo cristiano, ogni cattolico, che vive una vita unita con l'Eucarestia, unita con Gesù, è un contemplativo.

30. Abbiamo una casa riservata alla vita contempla­tiva nel Bronx Meridionale. Un tassista si rifiutò di condurmi là. Le Sorelle non sapevano che stavo arri­vando, per cui dovevo prendere un tassi, ma quell'uo­mo si rifiutò di portarmi in un posto simile! Dissi:

« Ma viviamo lì, le mie Sorelle vivono lì ». Disse anco­ra di no. Insistetti: « Benissimo, mi siederò accanto a voi e così vedrete che non accadrà nulla né a me né a voi ». Entrai nel tassi e partimmo. Spalancò la bocca quando vide le giovani Sorelle saltare e ridere e la gente inchinarsi, mentre quelli che mi riconoscevano presero a parlare con me anche se alcuni erano ubria­chi, però si tolsero il cappello con rispetto. Non riu­sciva a credere ai suoi occhi, avvertendo quella Pre­senza. Questo è un episodio particolarmente bello.

31. Ricordo ancora la prima volta in cui le Sorelle contemplative entrarono in un parco di New York, erano vestite di bianco e recitavano il Rosario. Quan­do un uomo le vide esclamò: « Oh, no, non sono anco­ra pronto, non sono pronto ». Allora le Sorelle gli si fecero più vicine e dissero: « Siamo Sorelle. Dio vi ama ». Egli ripeté: « Non sono pronto. Voi venite dal cielo, siete angeli che venite dal cielo a prendermi e io non sono pronto ». Credeva che gli angeli fossero ve­nuti a prenderlo! Questo vi dimostra quello che la gente attende da noi.

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