«Il nostro ideale non è altro che Gesù. Il nostro spjrito è uno spirito di totale abbandono a Dio, di reciproca, amorosa fiducia e di santa letizia con tutti come si viveva nella Famiglia di Nazareth» Per me vivere è Cristo. Fil 1,21)C’è un gran bisogno, fra i giovani, dei Fratelli della Pa­rola, contemplativi nel cuore del mondo: per la loro vita di preghiera, adorazione, contemplazione, penitenza e totale abbandono a Dio e per la loro presenza, per la Parola di Dio che diffondono per poche ore al gior­no in mezzo ai più poveri fra i poveri. Facendo que­sto, essi proclameranno Cristo a tutte le nazioni e ren­deranno la Chiesa pienamente presente nel mondo di oggi (Lettera di Madre Teresa al Papa Paolo VI, 12.12.77).

 

La nostra chiamata

Associazione di fedeli cristiani fondata da Madre Teresa di Calcutta1. La nostra fraternità, conosciuta co­me Fratelli della Parola, è un'«associa­zione di fedeli cristiani» fondata da Ma­dre Teresa di Calcutta con promesse perpetue di castità, povertà, obbedien­za, e dedito libero servizio a coloro che, fra i poveri, sono spiritualmente più poveri.

 

Carattere internazionale

2. Per il suo carattere internazionale, la nostra fraternità partecipa a questa missione speciale della Chiesa: diffon­dere in tutto il mondo la luce del messaggio evangeli­co e unire sotto un unico spirito i popoli di qualunque nazione, razza o cultura, ed essere segno di quella fra­tellanza che permette un onesto dialogo e dal quale trae nuovo vigore.

 

Comunità dei Fratelli in Gesù Signore

 

3. Crediamo che siamo stati chiamati dal Padre a somiglianza dei primi Cristiani ad ssere una comunità di Fratelli in Gesù il Signore; a seguirlo come mae­stro secondo l'ispirazione, gli insegnamenti e gli esempi di Madre Teresa di Calcutta; e ad essere un cuore solo e un'anima sola: in comunione di beni, in umile sottomis­sione l'uno all'altro e verso il servo-guida, rimanendo celibi per il Signore, perseverando quotidianamente nella preghiera, nell'adorazione e nello «spezzare del pane»; disposti a portare la sua Parola agli spjritual­mente più poveri fra i poveri, a tempo opportuno e inopportuno, fino agli estremi confini della terra.

 

Contemplativi nel cuore del mondo

4. La nostra vocazione è di appartene­re a Gesù e soltanto per Lui divenire Fratelli Universali, cioè portatori del­l'amore di Dio, contemplativi nel cuo­re del mondo, monaci e missionari, impegnati ad annunciare con la nostra vita, la Parola al mondo, nello spirito di ecumenismo promosso dal Concilio Vaticano II.

 

Il nostro nome

5. Per mettere in evidenza che la nostra vocazione è radicata nell'universalità della Chiesa Cattolica, saremo chiamati «Fratelli della Parola». Ciò significa che, per amo­re di Gesù, e del vangelo desideriamo essere fratelli di tutti e di ciascun essere umano, senza guardare né al suo colore, né alla sua cultura, né alla sua creden­za e che per questo scopo desideriamo rimanere aperti, umili, piccoli e disposti ad amare fino a doverne soffrire. La Parola è il «Logos» del Padre, Incarnato in Maria sulla terra, vissuto e morto per la nostra salvezza. È il Signore Gesù Cristo, vivo e presente oggi fra noi, che ci parla e ci guida poiché ci riuniamo nel suo Nome. Ci leghiamo a Lui e fra di noi con l'alleanza di questa regola di vita per seguirlo nelle sue vie, e imitarlo con cuore gioioso e indiviso in virtù dello Spirito Santo.

 

Il nostro fine

«Ho sete»6. «Voglio dare santi alla Madre Chie­sa» (Madre Teresa). il nostro fine è ap­pagare la sete di Gesù, sulla croce per le anime e saziare la fame che queste hanno di Lui, Parola e Pane di Vita, mediante la professione dei consigli evangelici e il dedito, libero servizio ai più poveri spiritualmente per rendere così la Chiesa pienamente presente nel mondo di oggi. La nostra Missione:«Proclamare Gesù Salvatore, a tutte le nazioni»La nostra missione specifica è lavorare per la salvezza e la santificazione di co­loro che sono spiritualmente i più po­veri fra i poveri in tutto il mondo, ovunque si trovino:- ascoltando la Parola di Dio per mez­zo della meditazione quotidiana, dello studio e della spiegazione delle Scritture;- vivendo la Parola di Dio nella preghiera e nel servi­zio in una vita marcata dalla semplicità del Vangelo;- amando il Verbo di Dio nascosto sotto le apparen­ze del Pane, per soddisfare la nostra fame mediante l'adorazione eucaristica quotidiana e la celebrazione della messa pieni di santo fervore;- annunziando la Parola di Dio a coloro che sono i più poveri spiritualmente, sotto la cui sofferenza Gesù si nasconde. Questo apostolato di preghiera, di contem­plazione e di servizio sarà la nostra vocazione specifica di proclamare Gesù Cristo «Salvatore» a tutte le genti.

 

Il nostro spirito

7. «Il nostro ideale non è altro che Gesù» (Madre Teresa). il nostro è uno spirito di totale abban­dono a Dio, di reciproca, amorosa fidu­cia e di santa letizia con tutti come si viveva nella Famiglia di Nazareth. «Fate della vostra famiglia un'altra Nazareth dove Gesù possa venire a riposarsi per qualche tempo» (Madre Teresa, Lettera ai Fratelli 7 giugno 1979). Cristo era interamente a di­sposizione del Padre per il riscatto di molti. Pur essen­do di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua eguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumen­do la condizione di servo e divenendo simile agli uomi­ni» (Fil 2,5-8).

 

Abbandono totale

8. Essere posseduti da Lui affinché possiamo possederLo; prendere qua­lunque cosa Egli ci doni e dare qualun­que cosa Egli ci prenda con un largo somso: essere usati da Lui come più Gli piace, senza essere consul­tati. Offrire a Lui la nostra libera volontà, la nostra ra­gione, tutta la nostra vita in pura fede, in modo che Egli possa pensare i suoi pensieri nelle nostre menti, compiere le sue opere con le nostre mani e amare con i nostri cuori. il nostro totale abbandono consiste anche in una com­pleta disponibilità a Dio e alla Chiesa attraverso il ser­vo-guida, gli altri Fratelli e le persone dei poveri che serviamo. Così potremo tutto in Colui che ci conforta.

 

Fiducia amorosa

9. Gesù ebbe nel Padre suo una incrollabile fiducia. Questa fiducia era il frutto della sua intima unione e del suo amore per Lui. Ebbe una fiducia così comple­ta nel Padre che affidò tutta la sua vita, la missione per la quale era stato mandato, nelle sue mani pie­namente sicuro che Egli avrebbe operato il suo pia­no di salvezza nonostante i mezzi inadeguati e l'apparente fallimento.

 

Santa letizia
 

10. La santa letizia è certamente frut­ to dello Spirito Santo e non segno ca­ratteristico del regno di Dio, perché Dio è gioia. «La mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 11). La nostra gioia sarà manifestazione del­la nostra dedicazione generosa e unione intima con Dio. Un cuore gioioso è un cuore ardente di amo­re, perché dona di più chi dona con gioia, e Dio ama un lieto donatore. Un Fratello pieno di gioia predica senza parole. La gioia per noi è una necessi­tà e una forza che sostiene anche il fisico, e che ci rende sempre disponibili a correre per fare del bene. Perciò accetteremo: di vivere una vita di povertà in santa letizia, di obbedire con intima gioia, di servire Cristo nel suo miserevole travestimento con allegria e devozione. Questa gioia sarà la nostra migliore grati­tudine a Dio e a tutti quelli che ci stanno attorno.

Mezzi

Rinati in Cristo
 

11. «Come il seme è destinato a di­ventare albero così noi siamo pro­grammati a crescere in Gesù» (Madre Teresa). Rinati in Cristo con l'acqua e lo Spirito Santo e stabi­liti nella Chiesa come comunità di vita nella fede, nel­la speranza e nella carità, noi che entriamo nei misteri della vita dovremmo essere modellati a sua immagine «finché Cristo sia formato in noi» (Gai 4, 19). Far parte di questa fraternità di alleanza vuol dire aspirare con tutte le forze a quella «metanoia», quel cambiamento di cui parla il Vangelo, frutto dell'inti­ma conoscenza di noi stessi. Tale disponibilità al potere trasformante dello Spiri­to Santo creerà progressivamente in noi quel cuore di fanciullo libero e sincero che sa che il regno dei cieli è sempre dentro di noi 'qualsiasi siano le mute­voli circostanze della vita esteriore.

Fede

12. La Fede, dono di Dio, ci introdu­ce nella realtà spirituale del Regno, la cui venuta fu annunciata da Cristo. Cresce nell'obbe­dienza alla sua legge e si esprime con la carità frater­na. Infine, si fonda sulla fedeltà e la fiducia: «Infatti so a chi ho creduto» (2 Tm 1, 12). A coloro che cre­dono in Lui Egli concede di fare cose anche più grandi di quelle che Egli stesso compì sulla terra. Con interiore convinzione, viviamo e facciamo cose che non ci saremmo mai sognati di realizzare. Come Fratelli della Parola, siamo chiamati in particolar mo­do a vedere Cristo nelle apparenze del Pane e a toccar­Lo nella desolazione di cui è spiritualmente povero.

 

Speranza
 

13. Nella speranza ci affidiamo com­pletamente all'onnipotenza di Colui che ha detto: «Senza di me non potete far nulla». Convinti del nostro niente e con la benedizione del­l'obbedienza, osiamo tutto, non dubitiamo di nulla, perché con Dio ogni cosa è possibile. Affideremo al Signore i nostri piani per il futuro, perché ieri è passato, domani non è ancora venuto e abbiamo so­lo oggi per farLo conoscere, amare e servire. Grati per le migliaia di occasioni che Gesù ci dà di portare la speranza in una moltitudine di esistenze con il no­stro interesse per l'individuo che soffre, aiuteremo il nostro mondo sconvolto e quasi sull'orlo della dispe­razione, a scoprire una nuova ragione di vivere o di morire con un sorriso di tranquillità sulle labbra.

 

Carità

14. Dio è amore: la carità ha la sua sorgente nell'amore eterno del Padre e del Figlio, nello Spirito. Permettiamo che lo Spiri­to di amore prenda possesso di noi e che rimuoven­do le barriere dell'Ego, ci renda aperti agli altri dal più profondo del nostro essere, rendendoci capaci di accogliere a un tempo Dio e l'umanità. Nel prendere il pane Cristo disse: «Prendete e man­giate, questo è il mio Corpo dato per voi». Donando Se stesso Egli ci invita a crescere nella potenza del suo amore per far ciò che Egli ha fatto. L'amore di Cristo per noi ci darà la forza e ci spingerà a donare noi stessi per Lui. «Lasciati divorare dai Fratelli e dalla gente». Non abbiamo nessun diritto di rifiutare le nostre vite agli altri, nei quali incontriamo Cristo.

 

Miti ed umili di cuore

15. Gesù, desideroso di farci imparare da Lui ad essere miti ed umili di cuore, permise che il suo costato fosse squarciato. Dobbiamo farci piccoli per poter entrare nel suo cuore. Cristo, la nostra via all'umiltà, ci chie­de di vivere in Lui e per mezzo di Lui. Convinti che da soli non possiamo far nulla se non abbiamo altro che peccati, debolezza e miseria, noi riconosciamo tut­te le doti di natura e di grazia come doni di Dio. Non ci lasceremo scoraggiare da nessun fallimento se abbia­mo fatto del nostro meglio e nemmeno ci glorieremo del successo, ma nella gratitudine più profonda riferi­remo tutto a Dio autore di ogni bene in noi. La nostra chiamata non è al successo ma alla fedeltà. «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete riposo per le vostre anime, il mio giogo è dolce e la mia disciplina leggera» (Mt 11, 29-30).

 

Vita evangelica

16. Più le costituzioni saranno sem­plici più saranno prossime al Vange­lo. Vivete il Vangelo giorno per giorno e da quella vita cresceranno le vostre regole (Lettera di Madre Teresa ai Fratelli, 10 giugno 1978). La nostra vita, orientata alla contemplazione di Dio in tutte le Sue opere, deve essere marcata da quella liber­tà, semplicità del Vangelo che deve rimanere la nostra caratteristica. Ci manterremo aperti a tutto ciò che èbello e nobile nell'eredità culturale e spirituale dei po­poli fra i quali dimoreremo e che intendiamo servire, rendendoci particolarmente sensibili alle loro conce­zioni del sacro. In particolar modo ci sforzeremo di conoscere e di custodire con zelo le migliori tradizio­ni sia orientali che occidentali della Chiesa.

 

Preghiera continua

17. Consapevoli che il Signore ci ha raccomandato di pregare sempre, dob­biamo trasformare tutta la nostra vita in preghiera, imparando a pregare il nostro lavoro senza mai sostituire il lavoro alla preghiera.

 

Lo spezzare del pane

18. Lo spezzare quotidiano del pane eucaristico nella messa sarà il centro di­namico di tutto il nostro vivere e fonte di ogni iniziativa apostolica.

 

Adorazione
 

19. Al sorgere e al calare del sole ci ritroveremo regolarmente per un'ora di adorazione in intimità con il Fratello Gesù.

 

Vigilia

20. Ogni vigilia festiva ci incontrerà riuniti per una veglia notturna di inter­cessione riparatrice, in attesa che Cristo compia ogni giustizia in noi e intorno a noi, con l'avvento della sua seconda venuta.

 

Sacra Scrittura

21. La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto con il Corpo di Cristo, non mancando mai, soprattutto nel­la sacra Liturgia, di nutrirsi del pane della vita e della mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo e di porgerlo ai fedeli. Insieme con la sacra tradizione, la Chiesa ha sempre considerato e considera le Divine Scritture come la regola suprema della propria fede (Costituzione dog­matica sulla rivelazione). La Parola di Dio nelle Sacre Scritture è la nostra rego­la di vita e deve sempre ispirare la nostra condotta. Dobbiamo nutrircene quotidianamente e condivider­la con gli altri fratelli nella preghiera comunitaria, im­parando a rivolgerci alle parole della Bibbia per incontrare luce nei momenti di oscurità, direzione nel dubbio, forza nella prova e correzione nell'errore. Un particolare significato deve avere per noi il det­to di Gesù che l'uomo non vive soltanto di pane, ma di ogni parola proferita dalla bocca del Padre (Cfr Mt 4,4).

 

Venerazione della Bibbia

 

22. Per indicare la presenza misteriosa di Dio nella sua Parola, accanto all'Eu­caristia, avrà, nei nostri luoghi di pre­ghiera, un posto di venerazione particolare la Bibbia, ricordandoci sempre che tutto ciò che è stato scritto lo è stato per nostro insegnamento, affinché attraver­so gli esempi e la consolazione della Scrittura abbia­mo speranza.

 

Ufficio divino

 

23. Il nostro tempo di preghiera co­munitaria, sarà un tempo di apertura alle ispirazioni della grazia attuale. Sono incoraggiate spontaneità e semplicità, evitando un atteggiamento rigido e di routine, mantenendoci disponibili al movimento dello Spirito fra noi. L'ufficio divino verrà celebrato al mattino, mezzo­giorno e sera e potrà essere sia recitato che cantato. Un uso di semplici strumenti musicali così come di gesti e di posizioni del corpo saranno lasciati alla di­screzione che sempre rimane la norma di tutto.

 

Stagioni liturgiche

24. La nostra vita di preghiera deve svilupparsi attorno ai vari tempi liturgi­ci e al loro mistero profondo, in modo che possiamo mantenerci sempre uniti a Gesù Cri­sto, che vive nelle stagioni liturgiche della sua Chiesa.

 

Lettura spirituale

25. L'adorazione e l'ufficio divino saranno completati giornalmente da un periodo di lettura spirituale. Oggetto della nostra ora di lettura sarà la Bibbia e i suoi commentari, i Padri della Chiesa sia orientali che occidentali e altri autori spirituali universalmen­te conosciuti per la loro santità e dottrina.

 

Sacramento di riconciliazione

26. Gesù Figlio di Dio, incarnatosi nel grembo della Vergine Maria ha assunto la condizione umana per liberarci dal male. La sua morte in Croce ci invita alla conversione dal peccato alla grazia, dalla tiepidezza al fervore, dal fervore alla santità. Senza rinunciare al nostro io in-fermo e senza un progressivo ascetismo, è impossibi­le risvegliarci nel più profondo di noi stessi dove Dio vive e trovare la nostra reale identità. Il sacramento della penitenza è il dono pasquale di ri­conciliazione di Gesù Cristo con ciascuno di noi e dobbiamo farne uso non solo come rimedio della no­stra ferita originale e di tutte le sue conseguenze, ma anche a nome del resto dell'umanità caduta.

 

Revisione di vita

27. Chiamati periodicamente dal ser­vo locale, sia come singoli individui che come comunità ad una revisione di vita, ci riuniremo alla luce del Vangelo per esaminare il no­stro operato, aprendoci alla correzione fraterna. La volontà di superare i nostri difetti di carattere e le no­stre negatività, deve essere sempre oggetto dell'esame quotidiano al termine di ogni giornata

 

Riparazione e sacrificio

28. Per partecipare alla passione di Cristo che è costantemente ripetuta nel­le privazioni dei poveri, in riparazione delle proprie e altrui mancanze, in particolare quelle dell'egoismo, della cupidigia e dello spreco, ogni ve­nerdi dell'anno ci nutriremo 'a base di pane, eccezione fatta delle festività che ricorrono in questo giorno.

Fratelli del silenzio

 

29. «Anime di preghiera sono anime di profondo silenzio» (Madre Teresa).«Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manife­sterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete ma­nifestati con Lui nella Gloria» (Col 3, 3). Per essere fratelli della Parola, dobbiamo essere prima fratelli del silenzio. Dio paila nel silenzio interiore, per poter­lo ascoltare dobbiamo fare di questo il nostro linguag­gio, dimorando raccolti nella grotta del cuore. Nell'eucaristia Gesù è pura lode di silenzio al Padre e ci invita al silenzio come fonte di comunicazione, con noi stessi, con Lui e con gli altri. Frutto del silenzio è la preghiera. Frutto della preghiera è la fede viva. Frutto della fede viva l'amore. Frutto dell'amore il servizio.

 

Chiamata al silenzio profondo della Passione

30. «Seguire nudi il Cristo nudo» (San Girolamo). Accetteremo con serenità e perseveranza tutte le opportunità che il Padre ci presenterà, donandoci di pren­dere parte alla sofferenza, con Gesù Salvatore, agnello offertosi in sacrificio e con i. poveri. Condividere nella nostra vita, senza pretendere di capire l'impotenza dell'agonia di Cristo, causata da contrarietà, umilia­zioni, respinte, malintesi, false accuse, abbandoni, insuccessi, separazioni, debolezza, infermità, vec­chiaia e morte. Ricordando che ogni pena è un invi­to a scoprire il dono di Dio e promessa di un maggior bene. «il Padre ha pronunciato una sola Parola, e l'ha detta in un eterno silenzio, questa Parola è Gesù il suo Verbo. Per poterlo conoscere dobbiamo na­sconderci nel segreto del suo stesso silenzio» (San Giovanni della Croce).

 

Tempi e luoghi di silenzio

 

31. Il rispetto e la considerazione che ci vogliamo mutuamente deve portarci a mantenere nella comunità un clima di silenzio che favorisca la preghiera, lo studio, il la­voro e il riposo. In ogni fraternità vi saranno luoghi particolari riservati all'intimità della sola famiglia e tempi particolari di raccoglimento come quello della giornata di ritiro e del silenzio della notte.

 

Case di preghiera

32. Le nostre case saranno case di preghiera e di riconciliazione aperte a tutti quelli che hanno bisogno di ri­trovare la pace dell'anima nel rinnovo dell' amicizia con Dio senza distinzione di casta, di credo, o di nazionalità. Nella misura del possibile, la fraternità dovrà es­sere vicino ad un luogo aperto però non troppo lontano dalla popolazione. Nell'impossibilità di fare altrimenti i Fratelli saranno contenti di condivi­dere completamente con i poveri la mancanza di uno spazio privato e accogliente così come tutto il disagio degli aspetti più penosi dell'emargina­zione. Come Gesù passò quaranta giorni di deserto all'inizio della sua vita pubblica, anche noi siamo chiamati in certi momenti particolari della nostra vita a intervalli di silenzio profondo e di digiuno nel deserto. il servo-guida avrà cura di trovare in un luogo remoto qualche grotta o capanna che serva da eremitaggio per quei fratelli che mossi dallo Spirito, sono desiderosi temporaneamente o per un più lungo tempo di un pe­riodo di deserto.

 

Abito

33. Come segno che apparteniamo a Gesù e per amore alla sua vita ordina­ria a Nazareth ci vestiremo con la semplicità dei po­veri che ci circondano, consapevoli che il nostro abito più espressivo è la nostra interiorità e condotta. Volendo però essere anche segni concreti a noi stessi e agli altri, dell'invisibile, porteremo un umile unifor­me e il crocefisso appuntato sul cuore. Ove il clima lo permetta semplici sandali e scalzi in casa e nel luogo di preghiera, per rispetto della Pre­senza di Dio. Per i novizi un «mala» dei misteri del rosario come corona attorno al collo, ricorderà loro il bisogno di abituarsi alla preghiera. Quest'uso venne inaugurato da Madre Teresa al momento della nostra fondazio­ne a San Gregorio al Celio nel 1977.

 

Alla scuola di Maria

 

34. «Disse a sua Madre: ecco tuo fi­glio, poi al discepolo: ecco tua madre, e da quell'ora il discepolo la prese con sé» (Lc 2, 19). «Maria, prima portatrice della Parola, insegna ai Fratelli della Parola ad essere umili come te e santi come Gesù» (Madre Teresa). La Madre di Gesù è la prima portatrice della Parola quindi in par­ticolar modo madre di questa fraternità. Noi ci sentia­mo alla sua scuola. Ella che insegnò a Gesù a fare i suoi primi passi ci insegnerà a seguirla, nell'intimo della sa­cra famiglia, se ci manteniamo piccoli e fedeli.

Con Maria portatori della Prola

35. Non appena il Verbo si fece carne del suo grembo, Maria andò in fret­ta a portarlo ad Elisabetta sua cugina. Anche noi con lei e come lei andremo in fretta portando Gesù nel nostro cuore, nelle città e nei villaggi di tutto il mondo, anche in ambienti pericolosi o di estremo squallore, cercando i poveri spirituali Per incoraggiarci e proteggerci unitamente, partiremo sempre due a due, meditando i misteri del rosario, pronti a proclamare la buona novella, a cantarla con inni spirituali, e a testimoniare con la nostra presenza il Suo provvidenziale amore per ogni bisognoso.

 

Contemplativi nel cuore del mondo

36. «Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli. Beati i miti perché possederanno la terra. Beati coloro che piangono perché saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia per­ché saranno saziati. Beati i misericordiosi perché otterranno misericor­dia. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli» (Vangeli sinottici). «Quello che avrete fatto ad uno dei miei fratelli lo avete fatto a me» (Mt 25, 40).«A differenza dei contemplativi claustrali, voi siete dei contemplativi esposti. Per contemplativi intendo dire che viviate con Gesù, per Gesù, in Gesù 24 ore al giorno, e che tutto quello che fate agli altri, lo fac­ciate per Lui» (Madre Teresa).La nostra chiamata al servizio dei più spiritualmente poveri contraddistingue il nostro posto nella Chiesa, facendoci cooperatori di Cristo nella sua missione universale di salvezza. Lasciamo che egli viva in ciascuno di noi come in una nuova incarnazione. Cosi i perduti conoscendoci saranno attratti alla Sua persona divina; gli schiac­ciati e i sofferenti troveranno in noi angeli di con­forto; i piccoli e gli umili vorranno divenire nostri compagni perché rammentiamo loro l'amico dei sen­za amici.

 

Opere di misericordia spirituale

37. Come frutto della nostra adora­zione eucaristica, parte di ogni giorno sarà impiegata al servizio in favore de­gli spiritualmente poveri, non preoc­cupandoci delle folle, ma di singoli individui, uno ad uno, o di piccoli gruppi in cui è possibile conser­vare il contatto personale. Poveri sono tutti quelli che la Chiesa ci propone tra­dizionalmente nelle opere di misericordia.

 

Consigliare i dubbiosi

 

Rendendoci disponibili all'ascolto delle loro esitazioni e perpiessità, afferman­doli nel loro vacillare e guidandoli nella loro confusione, perché disciplinando i propri pensie­ri, scoprono la fiducia e l'abbandono all'amore reale del Padre. E solo nell'ascolto di Dio che parla dal nostro profondo e nella preghiera, che troviamo la volontà e la decisione di uscire dall'instabilità dei nostri dubbi.

 

Istruire gli ignoranti

Non solo con la Parola di Dio, ma' an­che con il nostro esempio silenzioso, non avendo esitazione e timore per le loro reticenze e i pregiudizi anche più radicati. Esponendo le verità fondamentali della fede con chia­rezza e convinzione, istruendo più con il nostro amore comprensivo che con mezzi pedagogici, non cercando di vedere il frutto del nostro lavoro ma con totale fidu­cia che Dio è fedele alle Sue promesse. Aiutando ad acquistare i rudimenti della conoscenza coloro che sia­no analfabeti e senza alcun tipo di istruzione.

 

Ammonire i peccatori

 

Offrendo loro l'opportunità di una scelta alternativa al loro disordine, con un programma spirituale di ricupero della propria vita. Testimoniando della nostra pro­pria conversione e aiutandoli ad acquistare un cuore nuovo, frutto di un pentimento sincero e di un pro­posito fermo di cambiare e di fare ammenda per i torti commessi nel passato. Confortare gli afflitti Facendoci amici dei senza amici, mostrando interesse' per loro, identificandoci con la' loro pena, pregando con loro per aiutarli a scoprire una chiamata di predilezione ce­lata nel dolore. Perdonare quelli che offendonoNon offrendo loro resistenza, rinuncian­do a sfidarli a nostra volta, rifiutando lalo­ro violenza pur accettandoli rendendo loro bene per male. Consapevoli che la fe­rita di colui che offende è più profonda della nostra e che dobbiamo desiderare di guarirla con la preghiera e con l'accettazione riparatrice. Sopportare i molesti Scoprendo nei loro problemi il bisogno nascosto di attenzione e il grido di ango­scia della loro solitudine. In questo infatti consiste la chiamata eroica del Vangelo: «Se uno ti per­cuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un mi­glio, tu fanne con lui due» (Mt 5,39-41). Pregare per i vivi e i morti Non solo individualmente e nelle intercessioni litaniche della comunità, ma introducendo la fame per la pre­ghiera nella loro vita e nella loro famiglia. Facendogli capire il potere della preghiera perseverante, con la convinzione che chi cerca trova, chi chiede riceve e a chi bussa sarà aperto (cfr. Mt 7, 7). Mettendoci con frequenza e rispetto davanti al ricor­do di coloro che ci hanno preceduti col segno della fede e dormono ora il sonno della pace e commemo­randoli in particolare nella liturgia. Opere di misericordia corporale38. Anche se come Fratelli della Paro­la, soddisfare la fame per Dio è il cuore del nostro apostolato, sapremo ricono­scere Faspetto spirituale di tutte le ope­re di misericordia, in maniera che trovando qualcuno in immediato bisogno di un soccorso materiale, non trascureremo di aiutarlo, finché altri meglio organizza­ti di noi per questo, possano occuparsene in modo più stabile.Non solo di cibo, ma anche di ogni parola che viene dalla bocca di Dio.Non solo di bevande ma di conoscenza spirituale, di verità e di giustizia.Non solo con abiti ma con dignità e rispetto, copren­do il loro senso di vergogna, di colpa e di umiliazione con l'amore di Dio che tutto copre, perdona, e veste a nuovo.Non solo in una casa fatta di mattoni ma in un cuore aperto, capace di accogliere, di condividere e di fare spazio all'ultimo arrivato.Non solo del corpo o della mente, ma anche del com­portamento e dell'anima.Non solo delle carceri o dei centri di detenzione, ma anche dei loro pregiudizi di cultura, razza, politica o religione, delle loro cattive abitudini, dell'odio e del­l'influenza del maligno.Non soltanto corporalmente, ma togliendo radica­mente dal nostro cuore il ricòrdo di situazioni negati­ve vissute nel passato, con la fede viva che nel mistero di Dio, dopo ogni morte ha luogo la risurrezione. Semplici e umili mezzi

39. Tra i più poveri spiritualmente, ini­zieremo per annoverare ciascuno di noi Fratelli, consci che la nostra alleanza di vita ci lega l'un l'altro così come lo fa con gli altri po­veri. È un privilegio e un amore servire Cristo nascosto nel­le apparenze dell'altro, qualsiasi esso sia e dobbiamo farlo con riverenza e rispetto in spirito di fede e di sa­crificio.La fertilità del nostro lavoro, dipenderà dall'essere so­lidamente radicati in Cristo, non con mezzi importanti ma con la scelta deliberata di semplici ed umili servizi fatti con grande amore.In particolare identificandoci con i poveri e condivi­dendo completamente la loro condizione di insicurez­za fino a sentircene male. A causa di Gesù e del Vangelo

40. «Figliolini miei amatevi scambie­volmente perché è il precetto del Si­gnore. Se si adempisse anche solo questo è già abbastanza» (San Giovanni Evangelista).«Amare Cristo con amore indiviso nella castità, nella libertà della povertà, nel totale abbandono all'obbe­dienza, nella reciproca fiducia e nella gioia, serven­dolo di tutto cuore sotto le apparenze stressanti dei più poveri» (Madre Teresa).È solo a causa di Gesù e del Vangelo, che tu fratello potrai scegliere spontaneamente di sottometterti alla disciplina della regola, e di entrare in alleanza di vita con gli altri fratelli sotto l'autorità del servo-guida. Questo abbozzo di regola è solo qui per indicarti un cammino. «Qual è infatti la pagina, la parola di au­torità divina nel Vecchio e nel Nuovo Testamento che non sia una regola sicura per la vita umana?» (Regola di San Benedetto: capitolo 73) verso 4).Ricorda quindi che la tua disposizione alla generosità con il Signore e con gli altri, ti permetterà di correre con cuore aperto al suo incontro sperimentando la gioia profonda di vivere assieme con altri fratelli. Mentre ogni qual volta ti allontanerai dal tuo centro interiore con l'egoismo, rifiutandoti di portare la tua parte di croce, ne appesantirai il peso sulle spalle di tutti gli altri.La nostra chiamata è di vivere in pace nel paradosso. Affrettati quindi verso il ritorno del maestro che vie­ne e poiché non ne sai né il giorno né l'ora, rammen­ta che la scena di questo mondo passa subito e la realtà ultima ci chiamerà presto a confronto, poiché alla sera della vita saremo giudicati sull'amore.«Marana-tha». «Vieni Signore Gesù».


«Marana-tha». «Vieni Signore Gesù».

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