1. Il risultato ricco di frutti sia dal punto di vista con­templativo che apostolico del nostro stile di vita dipende dall'essere radicati in Gesù Cristo, Nostro Si­gnore, mediante una scelta deliberata di mezzi piccoli e semplici, utili all'adempimento della nostra missio­ne e mediante la fedeltà a piccole cose, fatte con gran­de amore tra coloro che sono spiritualmente i più po­veri, identificandoci con essi, condividendo la loro po­vertà e le loro insicurezze sino a sentirne male.


2. Occorre avere un cuore puro per vedere Gesù nella persona spiritualmente più povera. Per cui, più sa­rà sfigurata l'immagine di Dio in quella persona, più grandi saranno la nostra fede e la nostra devozione nel cercare il volto di Gesù e nel servirlo con amore. Dobbiamo considerare un onore il servire Cristo sotto la maschera dolorosa di chi è spiritualmente più po­vero; dobbiamo farlo con profonda gratitudine e ri­spetto, con uno spirito di condivisione fraterna.

3.   Noi, Fratelli della Parola, non seguiamo alcuna regola fissa per la proclamazione della parola di Dio. Tuttavia ci serviamo di ogni occasione ci si presenti per proclamare il suo amore salvifico ovunque possia­mo trovare chi è spiritualmente il più povero. Tutti i giorni, una parte del tempo la spendiamo nell'annuncio della buona novella. Vogliamo avere un rapporto non con le folle ma con i singoli individui, un rappor­to da persona a persona, da famiglia a famiglia o, quando è necessario, con piccoli gruppi dove sia pos­sibile uno stretto contatto.

4. Come Gesù, che si sottomise alla legge comune della fatica e alla sorte comune del povero, noi, Fra­telli della Parola, lavoreremo duramente in ogni com­pito assegnatoci e gioiremo di avere l'occasione di compiere lavori umili. Se non vi sono altri mezzi a di­sposizione, i Fratelli si manterranno con il lavoro del­le proprie mani, coltivando i campi, facendo gli arti­giani o qualche altra attività che si accordi al loro stile di vita, evitando, tuttavia, di dedicarsi a qualsiasi la­voro rimunerativo.

5. Nella sua Passione Nostro Signore dice: « Sia fatta la tua volontà. Fai di me quello che vuoi ». Tutto ciò fu durissimo per Nostro Signore anche nell'ultimo momento. Si dice che la Passione del Getsemani sia stata qualcosa di ancora più grande della crocefissio­ne, poiché erano il suo cuore, la sua anima che veni­vano crocefissi, mentre sulla croce era solo il suo cor­po ad essere crocefisso. Ecco perché sulla croce Egli non pronunciò mai le parole: « Sia fatta la tua volon­tà ». Accettò in silenzio e ci donò sua madre. Poi disse: « Ho sete » e: « Tutto è consumato ». Mai in nessun'al­tra occasione, neppure una volta, disse: « Sia fatta la tua volontà », perché aveva già accettato interamente la volontà del Padre durante quella lotta tremenda, annientato dall'isolamento e dalla solitudine. E l'uni­co modo attraverso il quale sappiamo quanto fu diffi­cile per Lui rimanere solo in quell'ora, è la frase con cui domandò: « Così, non siete stati capaci di vegliare una sola ora con me? » (Mt. 26, 40). Sappiamo che aveva bisogno d'essere consolato. Questo è l'abbando­no totale: non essere amati da nessuno, non essere vo­luti da nessuno, non essere proprio nessuno perché abbiamo dato tutto a Cristo.

6. Santa Teresa del Bambin Gesù spiegava molto be­ne questo tipo di abbandono quando diceva: « Sono come una pallina nelle mani di Gesù. Egli gioca con me, mi butta lontano, mi lascia in un angolo. E poi, come un bimbo che vuole scoprire che cosa c'è all'in­terno, riduce in pezzi la palla e getta i pezzi lontano ». Ecco, come un Fratello, una Sorella, debbono essere... una pallina nella mano di Gesù, che dice a Gesù: « Tu puoi fare quel che vuoi, come vuoi, quando vuoi, finché vuoi ».

7. Siamo a sua disposizione. Se vuole che tu sia mala­to in un letto, se vuole che tu proclami la sua Parola nelle strade, se vuole che ogni giorno tu pulisca i gabi­netti, va bene, va sempre tutto benissimo. Devi dire: « Signore, sono tuo. Puoi fare di me ciò che vuoi ». Questa, Fratelli, è la nostra forza e questa è la gioia del Signore.

8.   Sin dall'inizio, impara ad obbedire. Ciò ti porterà diritto a Dio. Non devi lasciarti assillare da questa vi­ta corrotta. C'è una strada maestra che porta al cuore di Gesù. Non andrai mai fuori strada, non commetterai sbagli, se capirai qual è la differenza. Il tuo supe­riore che ti dice di fare questo o quello, potrebbe an­che sbagliare. Anch'io potrei sbagliare dicendo alle Sorelle di fare una data cosa e di andare qui o là. Ma quella Sorella che fa ciò che le dico non sbaglia di cer­to. Così è anche per voi Fratelli. Se siete convinti di questo capirete in che consiste l'abbandono totale.

9. Quel che Gesù fece quando divenne uomo fu di abbandonarsi totalmente al Padre. Udiamo continua­mente la parola « Padre ». Mentre Gesù prega, quan­do insegna, quando è con la gente, continuamente egli pronuncia la parola « Padre». « Sono venuto a fare la volontà del Padre mio. » « Sono stato mandato dal Pa­dre. » « Mio Padre ed io siamo una cosa sola. » « Vi amo come il Padre ama me »: il Padre ricorre di conti­nuo nelle sue parole. Appartiene talmente al Padre che non vi è separazione, né divisione. Non esiste dubbio. Non si discute. Ed ecco come deve essere un Fratello della Parola: un tutto unico con il Cristo, un tutto unico con la Parola di Dio. E questa Parola di Dio, questa gioia che riceviamo nella preghiera, nel­l'adorazione e nella contemplazione, in quell'isola­mento con Dio, quella stessa Parola voi dovete donar­la agli altri.

10. La nostra vocazione è di appartenere a Gesù. Il modo più semplice, il modo più facile di appartener­gli è questo: lo Spirito Santo ci rende capaci di questa donazione di sé, di questo abbandono totale a Dio, senza stare a riflettere, senza valutarne il prezzo. Noi lo chiamiamo « abbandono cieco ». Come ha fatto la Madonna, che quando comprese che il Signore la chiamava, disse il suo sì, e mai lo ritrattò. Fu un sì cieco, continuo nella sua vita. Così deve essere per noi. Tutta la nostra vita deve tendere a un'unica pa­rola: si. Il sì a Dio è la santità. Permettiamo a Dio di prendere da noi tutto ciò che vuole e da parte nostra accettiamo con gioia qualunque cosa ci mandi. In questo deve consistere il nostro si.

11 Dobbiamo sapere con esattezza, quando diciamo sì a Dio, che cosa comporta quel sì. Sì significa: io mi abbandono, totalmente, completamente, senza fare al­cun conto di quanto mi costerà, senza chiedermi: «giusto? E conveniente? ». Il nostro sì a Dio deve esse­re senza riserve. Ecco come deve essere una persona contemplativa. Appartengo a Lui in maniera così to­tale che non vi sono riserve. Non importa quel che possiamo sentire.

12.    La Parola di Dio diventa carne durante la gior­nata, nella meditazione, nella Santa Comunione, nel­la contemplazione, nell'adorazione, nel silenzio. La Parola che è in voi, voi la donate agli altri. ~ indi­spensabile che la Parola sia viva dentro di voi, che voi capiate la Parola, che voi amiate la Parola, che voi vi­viate la Parola. Non sarete in grado di vivere la Paro­la se non la sapete donare agli altri.

13.    L'abbandono totale a Dio deve avvenire nelle piccole cose, come pure in quelle di maggior peso. Non si tratta che di una sola parola: « Sì. Accetto qua­lunque cosa mi dai e ti offro qualunque cosa tu mi vo­glia prendere ». Questo è per noi un modo semplice per essere. santi. Non dobbiamo crearci nella mente delle difficoltà. Essere santi non significa fare cose straordinarie, capire grandi cose, ma è solamente un accettare, poiché mi sono donato a Dio, perché appar­tengo a Lui... Ecco il mio abbandono totale! Oggi po­trebbe mettermi qui, domani potrebbe mandarmi là. Potrebbe servirsi di me o non servirsene affatto. Non ha importanza, perché appartengo a Lui così total­mente che può fare ciò che vuole di me.

14.    La Quaresima è il tempo in cui riviviamo la Pas­sione di Cristo. Non sia soltanto un tempo in cui i no­stri sentimenti si risvegliano dall'apatia, ma sia un oc­casione di cambiamento, che avvenga con la collabo­razione della grazia di Dio attraverso veri sacrifici di sé. Il sacrificio per essere vero deve costare, deve im­plicare sofferenza, ci deve svuotare di noi stessi. Pro­cediamo attraverso la Passione di Cristo, giorno dopo giorno.

15.    Durante la Quaresima in una maniera particola­re e con profonda sensibilità mediteremo la Passione di Nostro Signore ed esamineremo la nostra coscienza per vedere quale nostro peccato ha provocato quello speciale dolore in Gesù. Farò atto di riparazione e condividerò quel dolore raddoppiando il mio penti­mento... Custodirò attentamente i miei occhi, terrò mondi i pensieri della mia mente, mi accosterò al ma­lato con maggior gentilezza e compassione; custodirò con maggiore attenzione il silenzio del cuore, di modo che nel silenzio del cuore udirò le sue parole di con­forto e dal pieno del cuore conforterò Gesù che si na­sconde nelle vesti sofferenti del povero. Confesserò so­prattutto la trascuratezza nel compiere piccoli atti di mortificazione.

16.    Spesso preghiamo: « Fammi condividere la tua pena; voglio essere la sposa di Cristo crocefisso», ep­pure, quando ci viene rivolto anche solo un briciolo di osservazione poco caritatevole o ci sentiamo punti da una mancanza di riguardo, come facciamo in fretta a dimenticare che questo è il momento di condividere con Lui le offese e la sofferenza!

17.    Durante questa Quaresima miglioriamo il nostro spirito di preghiera e di raccoglimento. Liberiamo le nostre menti da tutto ciò che non è Gesù. Se trovate difficile pregare, chiedetegli ripetutamente: « Gesù, vieni nel mio cuore, prega dentro di me e con me, fa' che io possa imparare da te come pregare ». Se pre­gherete di più, pregherete anche meglio. Chiedete l'a­iuto di tutti i vostri sensi per riuscire a pregare.

18.    Il primo passo per divenire santi è volerlo. San Tommaso dice: « La santità non consiste in nient'altro che in una ferma risoluzione, nell'atto eroico di un'a­nima che si abbandona a Dio. Grazie a una retta vo­lontà noi amiamo Dio, scegliamo Dio, ci mettiamo al­la sequela di Dio, lo raggiungiamo, lo possediamo ». Oh, quella buona, santa volontà che mi trasforma in una immagine di Dio e mi fa, quindi, simile a Lui!

19.    Decidersi a essere santi costa assai. Rinunce, ten­tazioni, lotte, persecuzioni, sacrifici di ogni genere as­sediano l'anima risoluta. Si può amare Dio soltanto pagando di persona.

20.    La mortificazi6ne ci è assolutamente necessaria, poiché nulla ha forza maggiore del contenere le pas­sioni disordinate dell'anima e nel sottomettere alla ra­gione gli appetiti naturali. Solo allora possederemo quelle gioie e quelle delizie celesti che superano i piaceri della terra, così come l'anima si eleva sul corpo e il cielo sopra la terra.

21.    Poiché Gesù non può più rivivere la Passione nel suo corpo, la Madre Chiesa offre l'opportunità di la­sciare che Cristo viva la sua Passione e morte nel no­stro corpo, nel nostro cuore e nella nostra anima. An­che così, tuttavia, non vi è paragone con la sua Passio­ne. Abbiamo ancora bisogno di molta grazia per ac­cettare qualunque cosa ci manda e sapergli offrire qualsiasi cosa vuol prenderci, con gioia, con amore e con un sorriso.

22.    Nella sua Passione Gesù ci ha insegnato come perdonare per amore, come dimenticare per umiltà. Al principio della Passione di Cristo esaminiamo a fondo i nostri cuori e vediamo se vi è qualche offesa non perdonata o qualche amarezza non dimenticata.

23.    Ripetiamo spesso durante il giorno: « Lava i miei peccati e mondami da ogni iniquità ». Come deve sof­frire Gesù, abitando nei nostri cuori, nel sentirvi que­sta amarezza, questo senso d'offesa, questi sentimenti di vendetta provocati dalla gelosia e dall'orgoglio. Figli miei, siate sinceri e domandate perdono. Il mio amore per gli altri membri della comunità è così grande, così vero da essere capace di perdonare, non per senso del dovere ma per amore?

24.    Siamo soltanto degli strumenti che Dio si degna di usare; questi strumenti generano frutto nella misu­ra in cui sono uniti a Dio, come dice San Paolo: « Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere » (1 Cor. 3, 6). Otteniamo grazia, in propor­zione alla nostra santità, al nostro fervore religioso, al nostro grado di unione con il Signore. La santità è l'a­nima del vero apostolato. Perciò dobbiamo dedicare anima e corpo a far nostra questa santità.

25.   Un solo giorno con Gesù è sufficiente a spronarci in una energica ricerca della santità attraverso un amore personale per Gesù. Gesù desidera la nostra perfezione con ardore indicibile. Poiché questa è la volontà del Signore: la nostra santificazione. Il suo sacro cuore è ripieno di un insaziabile anelito a veder­ci avanzare sulla via della santità.

26.    Dovete lasciare che il Padre sia un giardiniere, che tagli e sfrondi. Se verrete potati non preoccupate­vi. Ha il suo motivo per sfrondarvi. Dovete lasciar­glielo fare. Prendete, per esempio, le persone che al noviziato a Tor Fiscale hanno realmente potato le viti. Io le guardavo e andavo pensando: « Come possono le foglie, o i rami o i frutti crescere su quei moncheri­ni? ». Ma il vignaiolo, che conosce le viti, le ha potate bene e le ha potate proprio alla base dei gambi. Come potranno crescere i rami e le foglie, come potranno venire i frutti, non lo so. Ma è abbastanza probabile che se verrò qui tra qualche mese li vedrò tutti carichi di grappoli, proprio grazie a quella potatura. La stes­sa cosa accadrà a voi. Ora siete stati potati, tagliati alla radice e non vedete nulla... né foglie, né rami, niente.

27.    Deve esserci la sofferenza, perché se guardate la croce vedrete che Egli ha il capo piegato - vuole baciarvi - e ha le braccia aperte - vuole abbracciarvi. Ha il cuore squarciato per accogliervi. Allora, quando vi sentite miserabili interiormente, guardate la croce e saprete quel che sta avvenendo. La sofferenza, il dolo­re, il dispiacere, l'umiliazione, il senso di solitudine, non sono altro che un bacio di Gesù, un segno che ti sei talmente accostato a Lui, che ha potuto baciarti.

28.    Capite, fratelli? Sofferenza, dolore, umiliazione... sono baci di Gesù. A volte giungete così vicini a Gesù sulla croce, che Egli riesce a baciarvi. Una volta dissi questo a una signora che stava soffrendo atrocemente. Mi rispose: « Dite a Gesù di non baciarmi... di smet­terla di baciarmi ». Quella sofferenza doveva venire, ci fu nella vita della Madonna, ci fu nella vita di Ge­sù... deve venire anche nella nostra vita. Soltanto, non fate mai i visi lunghi, poiché la sofferenza è un dono che viene da Dio. E una cosa che sta soltanto tra voi e Gesù.

29.    Essere capaci di amare Cristo con un amore indiviso nella castità, attraverso la liberazione che viene dalla povertà, in un totale abbandono all'obbedienza e al libero e amoroso servizio ai più poveri dei poveri e agli altri, nel modo in cui Cristo ama te e me mentre attendiamo il suo ritorno nella gloria... questa deve essere tutta quanta la regola di vita dei Fratelli della Parola. Lasciate che Gesù si serva di voi senza con­sultarvi e voi sarete santi perché appartenete a lui.

30.    Il nostro abbandono illimitato avverrà oggi se ab­bandoneremo anche i nostri peccati, così diverremo veramente poveri. « Se non diventerete come bambini non potrete venire a me. » Siete troppo grandi, troppo pesanti; non è possibile alzarvi. Ci occorre umiltà nel riconoscere i nostri peccati. Il riconoscimento delle nostre colpe ci aiuterà a sollevarci. « Mi alzerò e an­drò da mio Padre. »

31. Deve essere stato così duro venir flagellati, essere coperti di sputi. « Allontana da me tutto questo », pre­gava Gesù durante la sua agonia, e Suo Padre non venne a soccorrerlo direttamente, dicendo: « Questo è il mio Figlio diletto », ma si servì di un angelo per consolarlo. Preghiamo di poter riempire i nostri cuori di quell'abbandono che ha provato Gesù, di compren­dere questo totale abbandono.
        

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