Nel Cristianesimo antico il problema relativo al ruolo della donna è stato affrontato in maniera diversa a seconda della particolare teologia politica culturale di ogni singola comunità cristiana.

 In linea di massima, si può tracciare una distinzione abbastanza netta tra la posizione assunta dalla Chiesa degli Apostolici fondata da Paolo di Tarso e quella assunta dalle comunità cristiane gnostiche: la Chiesa fondata da Paolo riproduceva in ogni aspetto della sua teologia politica le formazioni ideologiche, la mentalità e i pregiudizi tipici del mondo antico, e dell’Antico Testamento, si configura la cultura patriarcale antica, ove la donna era vista in maniera molto negativa come dimostrato da passi  Qo 7, 26; Sir 47, 21; Pro 11, 22, dell'Antico Testamento e ribadito nel Nuovo nella prima lettera ai Corinti 11.4-11.16 e nella prima lettera a Timoteo 2.8-2.15.La Chiesa Cattolica da sempre ha assunto una posizione negativa nei confronti della donna e questo per il carattere assolutamente reazionario della teologia politica, che ha espresso sin dal momento della sua nascita.

Mentre le comunità gnostiche, vollero rompere l'antica visione, rifiutando quella mentalità satura di  pregiudizi, non è un caso che lo scontro a livello teologico-politico tra le sette cristiane dei primi due secoli si è basato sul problema dell'accettazione o meno dell’Antico Testamento.La donna per Paolo di Tarso non ha lo stesso valore dell’uomo perché Eva, la prima donna, si è lasciata “sedurre” dal demonio e ha trascinato anche l’uomo nel peccato.Questo tema è stato sviluppato da tutta la patristica successiva. Ireneo nell’Adversus Haereses, l’opera scritta contro i maestri gnostici del II° sec., afferma:“Eva si dimostra disubbidiente: in effetti non ha obbedito, quando era ancora vergine.

Come questa è stata causa, per sé e per tutto il genere umano, della morte, così Maria, con la sua obbedienza, ha causato la propria salvezza e quella di tutto il genere umano” (Adv. Haer. III, 22, 4).Allo stesso modo, Tertulliano  definisce la donna “porta del diavolo” e Gerolamo addirittura “strumento del diavolo”. La donna, dunque, per i cattolici è un essere diabolico e come afferma Pietro nel Vangelo di Tomaso “non degno della vita”.

Di qui le note posizioni della Chiesa Cattolica sull’indissolubilità del matrimonio e sull’aborto, che presuppongono una visione della donna in chiave esclusivamente riproduttiva.

  1. è giunto addirittura ad affermare la necessità che le vergini portino il velo... E' evidente il carattere sessuo-repressiva e liberticida di questa e di altre misure del genere proposte dai principali esponenti della teologia politica cattolica del tempo.

Quasi tutte le comunità gnostiche antiche rifiutavano l’Antico Testamento e l’ideologia reazionaria di tipo patriarcale che esso esprime con la conseguente affermazione in maniera forte ed inequivocabile del ruolo della donna nella società, al punto che essi giunsero ad attribuire ad una donna ,Maria Maddalena , uno dei loro principali vangeli.

Lo gnosticismo antico ha ripreso proprio il tema della possibilità per la donna di trasformarsi in uomo e lo ha usato contro la mentalità reazionaria di cui tale typos era espressione. A questo proposito, è significativo il passaggio 114 del Vangelo di Tomaso, che così recita: Simon Pietro disse loro: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita”. Gesù disse: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel regno dei cieli”.

Gesù, rompendo con la tradizione, ha affermato per la prima volta nella storia la totale uguaglianza tra l’uomo e la donna. Il suo insegnamento sarà ripreso pienamente dai maestri gnostici, che, in polemica con i fondatori della Setta degli Apostolici, cioè Pietro e Paolo, strettamente legati alla concezione giudaica tradizionale della donna, hanno affidato sempre nei loro scritti un ruolo di primo piano proprio a quella donna che Pietro voleva cacciare dalla cerchia di Gesù per il fatto stesso di essere una donna.

Questa posizione è diventata ancora più esplicita nel Vangelo di Maria: Levi replicò a Pietro dicendo: “Tu sei sempre irruente, Pietro! Ora io vedo che ti scagli contro la donna come (fanno) gli avversari. Se il Salvatore l’ha resa degna, chi sei tu che la respingi?” La violenza dell’attacco di Levi a Simon Pietro sul problema della donna riportato dal Vangelo di Maria può indicare, infatti, soltanto l’esistenza di una forte polemica tra la comunità gnostica di cui questo vangelo era espressione da un lato e la gerarchia della Setta degli Apostolici – la futura “Grande Chiesa” – e i pagani (“gli avversari”) dall’altro lato.

D’altra parte, lo stesso Tertulliano  ha messo in evidenza la netta differenza tra il ruolo della donna all’interno delle comunità gnostiche del tempo e il ruolo della donna nella Grande Chiesa: “Le stesse donne eretiche, come sono sfacciate! Osano insegnare, disputare, compiere esorcismi, promettere guarigioni, forse anche battezzare.” 

Anche i valentiniani affidavano alla donna un ruolo centrale nella missione salvifica della Chiesa, come dimostra il seguente passo riportato nel Commento al vangelo di Giovanni scritto dallo gnostico valentiniano Eracleone nel punto in cui tratta della figura della samaritana: "La donna [...] si volse al mondo per annunciare ai chiamati la presenza di Cristo: infatti per mezzo dello Spirito e dallo Spirito l'anima è condotta al Salvatore". 

E' interessante notare la violenza con cui Origene, in quel momento strenuo difensore dell' "ortodossia cattolica", ha tentato di confutare nel suo Commento a Giovanni le idee sul ruolo della donna all'interno della Chiesa riportate in questo passo di Eracleone. Per Origene la donna ha "abbandonato la disposizione a ricevere la vita e la nozione della potenza e la nozione della potenza che è nel Salvatore" e non può in alcun modo "annunciare ai chiamati la presenza di Cristo".

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