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TransparentTantra 8Il pensiero, col suo contenuto di emozione e di sensazione, non è amore. Invariabilmente, il pensiero nega l’amore. Il pensiero si basa sulla memoria, e l’amore non è memoria.

Quando pensate a qualcuno che amate, quel pensiero non è amore. Potete ricordare le abitudini di un amico, i modi, le idiosincrasie e pensare a incidenti piacevoli o spiacevoli nei vostri rapporti con quella persona, ma le immagini che il pensiero evoca non sono amore. Per la sua stessa natura, il pensiero separa.

Il senso del tempo e dello spazio, della separazione e del dolore, nasce dal processo del pensiero ed è soltanto quando il processo del pensiero ha fine che può esservi amore.


Il pensiero inevitabilmente genera la sensazione di possesso, quella possessività che, consciamente o inconsciamente, coltiva la gelosia. Dove è gelosia ovviamente non è amore; e tuttavia presso la maggioranza delle persone la gelosia è considerata un’indicazione d’amore. La gelosia è conseguenza del pensiero, una risposta del contenuto emozionale del pensiero. Quando la sensazione di possedere o di essere posseduti è bloccata, si determina un tal vuoto che l’invidia prende il posto dell’amore. È perché il pensiero recita la parte dell’amore che sorgono tutte le complicazioni e le pene.


Se non vi pensaste reciprocamente, direste che non amate quella persona. Ma è proprio amore quando pensate alla persona? Se non pensaste a un amico che voi ritenete di amare, rimarreste inorriditi, non è vero? Se non pensaste a un amico che è morto, vi considerereste infedele, arido, e così via. Riterreste il vostro uno stato di durezza, d’indifferenza, e così comincereste a pensare a quella persona, vorreste fotografie, immagini, fatte dalla mano o dalla mente; ma così, colmarvi il cuore con le cose della mente significa non lasciare luogo per l’amore.

Quando siete con un amico non pensate a lui; è soltanto durante la sua assenza che i pensieri cominciano a ricreare scene ed esperienze che sono morte. Questa resurrezione del passato è chiamata amore. Così, per i più di noi, l’amore è morte, un rinnegare la vita; viviamo col passato, coi morti, pertanto siamo noi stessi morti, ma chiamiamo tutto ciò amore.


Il processo del pensiero nega sempre l’amore. E il pensiero che ha complicazioni emozionali, non l’amore. Il pensiero è il più grande ostacolo all’amore. Il pensiero crea una divisione tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere e su questa divisione si basa la morale; ma né la morale né l’immorale conoscono l’amore. Questa struttura morale, creata dalla mente per tenere insieme i rapporti sociali, non è amore, ma un processo d’indurimento come quello del cemento. Il pensiero non porta all’amore, il pensiero non coltiva l’amore; perché l’amore non può essere coltivato come una pianta del giardino.

Lo stesso desiderio di coltivare l’amore è azione del pensiero.


Solo che ne siate appena consapevoli, vedrete che parte importante abbia il pensiero nella vostra vita. Il pensiero ovviamente ha il suo posto, ma non è in modo alcuno connesso all’amore.

Ciò che è connesso al pensiero può essere connesso al pensiero, ma ciò che non è connesso al pensiero non può essere afferrato dalla mente.
Che cosa è dunque l’amore? voi chiederete. L’amore è una condizione dell’essere in cui non è il pensiero; ma la stessa definizione dell’amore è un processo del pensiero, e pertanto non è amore.


Dobbiamo comprendere il pensiero stesso e non cercare di cogliere l’amore mediante il pensiero. Rinnegare il pensiero non suscita l’amore.

Si è liberi dal pensiero solo quando il suo profondo significato sia pienamente inteso; e per giungere a ciò è essenziale una profonda conoscenza di sé, non vane e superficiali asserzioni.

La meditazione e non la ripetizione, la coscienza e non la definizione, rivelano i modi del pensiero. Se non si è consapevoli e non si sperimentano i modi del pensiero, l’amore non può essere.

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