1. Siccome la nostra Congregazione va crescendo, na­turalmente vi è il pericolo che vada diminuendo quel bello spirito familiare. E compito di ciascuno di noi proteggerlo e far sì che la vita d'amore e di unità, di umiltà e di servizio, vivano e portino molti frutti in ognuno di noi e nelle persone che serviamo. Allo sco­po di proteggere lo spirito d'amore di questa famiglia e l'unione nella vita spirituale, dobbiamo essere in grado di edificarci vicendevolmente e attraverso il buon esempio di una vita di preghiera e di unione con Dio, incoraggiarci e aiutarci l'un l'altro a restare fe­deli alla nostra vocazione.




2. Egli mi ha amato veramente sino alla morte. So io amare Gesù sino a dare la mia vita? Come posso amare Gesù che non vedo se non so amare mia Sorel­la o mio Fratello... o il povero, che vedo? Se non ne sono capace, San Giovanni dice: « Sei un bugiardo ».



3. Il bel nome di « sorella », costituisce un altro forte legame per i membri della stessa famiglia. La sacrali­tà ditale nome è così grande che il re Salomone, nel suo Cantico dei Cantici, chiama l'anima con questo dolce appellativo.



4. Nel povero e nelle nostre Sorelle e Fratelli, c'è Ge­sù, e quindi noi siamo ventiquattr'ore su ventiquattro alla sua presenza. Per questo siamo dei contemplativi anche in mezzo al mondo. Magari sapessimo impara­re come trasformare in preghiera il nostro lavoro, compiendolo assieme a Gesù, per Gesù, dedicato a Gesù, per la gloria del suo nome e per il bene delle anime!



5. Se a volte avessimo la sensazione che il Maestro è lontano, chiediamoci se forse non sarà perché io mi sono tenuta lontana da una mia Sorella? Ecco una co­sa che ci garantisce il paradiso: tutti quegli atti di ca­rità e di gentilezza con cui abbiamo riempito le nostre vite. Non sapremo mai quanto bene possa proprio fa­re anche un sorriso solamente. Raccontiamo alla gen­te quanto Dio sia buono, misericordioso e comprensi­vo... e noi ne siamo la prova vivente? Possono essi scorgere veramente questa bontà, questa misericordia, questa comprensione, viva in noi?



6. La santità cresce così in fretta dove c'è la bontà! Non ho mai sentito dire di anime buone che vadano fuori strada. Il mondo è perduto per mancanza di dolcezza e di bontà. Nelle case religiose questa man­canza di gentilezza e di bontà sono in grande pericolo, poiché è sopravvenuta una tal abitudine l'uno dell'al­tro, che alcuni pensano di essere liberi e di dire qual­siasi cosa a chiunque, in ogni occasione. E si attendo­no che le altre Sorelle sopportino questa mancanza di gentilezza. Perché non cercare di mettere un freno al­la vostra lingua? Voi sapete quello che siete in grado di fare ma non potete sapere quello che l'altro è capa­ce di sopportare. Perché allora non dare prima di tut­to a voi stessi l'occasione di essere santi? La vostra santità sarà di grandissimo aiuto alle vostre sorelle in misura maggiore dell'occasione che date ad esse di sopportare la vostra scortesia?



7. Se non avete amore l'uno per l'altro, allora come potete amare il Cristo? Come potranno gli altri vede­re Gesù in voi? Ecco perché, per vedere Gesù, ci oc­corre un cuore puro. Amatevi l'un l'altro. Ecco quan­to Gesù è venuto ad insegnarci. Tutto il Vangelo è molto semplice. Mi ami? Obbedisci ai miei comanda­menti. Egli gira e rigira l'argomento per giungere a dire una cosa: amatevi l'un l'altro. Vuole che noi sia­mo veramente molto amorevoli. Perciò, date col cuore.



8. Che le vostre azioni siano fatte con animo gentile. Non pensate di essere gli unici a saper compiere un lavoro efficace, un'opera che meriti di essere mostra­ta. Questo vi rende dure nel giudicare le altre Sorelle che non hanno gli stessi talenti. Dio chiederà a quella Sorella unicamente quello che egli le ha dato e non quello che ha dato a voi; quindi perché interferire nel piano di Dio? Sue sono tutte le cose ed Egli dà ad ognuno nella misura che giudica giusta. Tu fai del tuo meglio e cerca di pensare che le altre fanno an­ch'esse del loro meglio, secondo il disegno di Dio. Può darsi che il loro meglio sia un fallimento totale... a te che importa? Pensa a seguire la strada che Lui ha scelto per te. E anche per gli altri lascia che sia Lui a scegliere.



9. Un amore intenso non misura, dà e basta. Per es­sere un apostolo del Sacro Cuore, uno deve bruciare d'amore, di un vivo amore per le Sorelle. Se volete la pace, non potete dire quello che vi pare e piace, la prima parola che vi salta in mente.



10. Il saper pensare al prossimo è il fondamento di una grande santità. Se imparate quest'arte di saper essere sensibili, diverrete sempre più uguali a Cristo, poiché il suo cuore era mite ed Egli pensava sempre agli altri. Gesù « andava facendo il bene ». La Ma­donna alle nozze di Cana non fece altro che preoccu­parsi degli altri che si trovavano nel bisogno, metten­done al corrente Gesù. La sensibilità di Maria, di Gesù e di Giuseppe ai bisogni degli altri fu talmente grande che rese Nazaret la dimora del Dio Altissimo. Se anche noi avremo questo genere di sensibilità reci­proca, le nostre comunità diventeranno veramente la dimora del Dio Altissimo.



11. Come diventeranno belle le nostre famiglie dove albergherà questa totale sensibilità verso i bisogni l'u­no dell'altro! Il mezzo più rapido e più sicuro è la lin­gua: usatela per il bene degli altri. Quando si ha il cuore che straripa d'amore, la bocca lo esprime. Se il vostro cuore è pieno d'amore, parlerete d'amore.



12. Siate sinceri nei vostri rapporti vicendevoli e ab­biate il coraggio di accettarvi l'un l'altro come siete. Non siate sorpresi o preoccupati per un fallimento re­ciproco; vedete piuttosto di scoprire quel che c'è di buono in ognuno, poiché ciascuno di noi è fatto a immagine di Dio. Gesù l'ha detto così bene: « Io sono la vite e voi i tralci ». Proviamo a vedere e ad accettare ogni Fratello e ogni Sorella come un tralcio del Cri­sto, che è la vite. Quella linfa vitale che scorre dalla vite attraverso ciascun tralcio è sempre la medesima.



13. In breve, siate un vero tralcio della vite, che è Gesù. I mezzi più sicuri per attuare tutto ciò saranno quelli di approfondire il nostro amore vicendevole: co­noscendo ciò che è più gradito all'altro; percependo il bisogno dell'altro; apprezzando e conoscendo le quali­tà e i lati positivi l'uno dell'altro.



14. « Se qualcuno mi ama, ascolterà la mia Parola. «Vi do un comandamento nuovo: amatevi l'un l'altro come io ho amato voi.» «Mio padre lo amerà e noi verremo da Lui e por­remo la nostra dimora in lui.

Amandoci l'un l'altro attraverso le nostre opere fa­voriremo una crescita della grazia e una crescita nel­l'amore divino. Siccome l'amore di Gesù è il nostro amore vicendevole, noi potremo amare come Egli ama, ed Egli manifesterà se stesso attraverso noi, fra noi e al mondo intero. Da questo amore che avrete tra di voi conosceranno che siete suoi.



15. Queste parole di Gesù: « Amatevi l'un l'altro, co­me io vi ho amato », dovrebbero essere per noi non soltanto una luce, ma dovrebbero essere una fiamma che brucia quell'egoismo che impedisce la crescita nella santità. Gesù « ci amò sino alla fine », sino al confine estremo dell'amore: la croce. Questo amore deve venire dall'interno, dalla nostra unione con il Cristo. Deve essere una manifestazione del nostro amore per Dio, superiora e Sorelle in una unica fami­glia, una famiglia con un Padre comune, che è in cie­lo. Amare per noi deve riuscire naturale come il vive-re e il respirare, un giorno dopo l'altro sino alla no­stra morte.



16. L'amore comincia in famiglia, proprio all'interno della nostra comunità. Non possiamo amare il mondo esterno se non amiamo i nostri Fratelli e le nostre So­relle all'interno della Congregazione. Perciò dico che ci occorre un cuore veramente puro per essere capaci di vedere Dio. Quando vediamo Dio l'uno nell'altro, possiamo dire di amarci vicendevolmente come Egli ci ama. Questo è quanto Gesù è venuto ad insegnarci: che Dio ci ama e che vuole che ci amiamo tra di noi con quel suo stesso amore.



17. Santa Teresa del Bambin Gesù disse: « Quando penso e attuo con carità, sento che, è Gesù che opera attraverso me. Più sono strettamente unita a Lui, più amo tutti gli altri abitanti del Carmelo ». Per capire queste cose e per metterle in pratica abbiamo bisogno di pregare molto, il che ci unisce a Dio e si ripercuote continuamente sugli altri. Le nostre opere di carità non sono nient'altro che uno straripamento del nostro amore per Dio che è dentro di noi. Per cui, chi è più unito a Lui ama al massimo il suo prossimo.



18. Come è bello vedere che l'amore vicendevole è una realtà vivente! Le giovani Sorelle hanno un profondo amore e rispetto per le Sorelle più anziane. Le Sorelle più anziane trattano le Sorelle più giovani con rispetto e amore, poiché esse, come voi, appartengono a Gesù. Egli ha scelto ciascuno di voi per se stesso, perché siate il suo amore e la sua luce nel mondo. Il modo più semplice per diventare questa luce è di esse­re gentili e amorevoli, sensibili e sincere tra di voi: « Da questo conosceranno che siete miei discepoli».





19. Cerchiamo di comprendere la tenerezza dell'a­more di Dio. Poiché egli dice nelle Scritture: « Anche se una madre dimenticasse il proprio figlio, io non vi dimenticherò. Vi ho scolpito nel palmo della mia ma­no ». Quando ti senti sola, quando ti senti rifiutata, quando ti senti malata e dimenticata, ricorda che sei un bene prezioso per Lui. Egli ti ama. E allora dimo­stra anche tu quell'amore vicendevole, poiché è tutto quello che Gesù è venuto a insegnarci.



20. Chiediamo alla Madonna e a San Giuseppe di fare delle nostre comunità quello che essi hanno fatto di Nazaret per Gesù. Non dobbiamo aver paura. Ge­sù ha detto: « Non temete, io sono con voi » e « Amatevi come io ho amato voi »... da questo sapranno che appartenete a Gesù. L'amore non vive di parole, né lo si può esprimere a parole, intendo dire che quell'amo­re che lo serve e viene da Lui e che trova Lui, tocca Lui, lo serve e lo ama negli altri. Tale amore è vero, ardente, puro, libero da timori e da dubbi. Non c'è amore più grande dell'amore che il Cristo stesso ci ha mostrato. Ecco perché vi chiedo di amarvi tra voi co­me Cristo ci ha amato. Come il Padre ha amato Lui, Egli ha amato noi e ci ama ancora. Ci ha chiamato per nome; siamo un bene prezioso per Lui.



21. Persone di qualunque nazionalità sono ben accet­te nella nostra Congregazione poiché in questa come pure in qualunque altra scelta vogliamo esseri veri fi­gli della nostra Santa Madre Chiesa. I nazionalismi non hanno senso con le regole della nostra costituzio­ne e ci renderebbero infedeli allo spirito della nostra vocazione. Per cui non dovremmo mai avere una opi­nione sfavorevole di quella gente che appartiene ad altra nazione che non è la nostra, poiché questo de­nuncerebbe una grande mancanza di carità.



22. San Clemente riferiva di aver udito da San Pietro che Nostro Signore era solito sorvegliare da vicino, come una madre i propri figli, i suoi discepoli mentre dormivano, per servirli in qualsiasi loro piccolo biso­gno.

Tale è la catena che ci unisce e ci lega, il vecchio al giovane - una catena d'oro - mille volte più salda del vincolo della carne e del sangue, dell'interesse e dell'amicizia, perché questi consentono di vedere i di­fetti del corpo e i vizi dell'anima, mentre la carità tut­to copre, tutto nasconde, per offrire esclusivamente all'ammirazione e all'amore l'opera delle mani di Dio, il prezzo del sangue di Gesù Cristo e il capolavoro dello Spirito Santo.



23. Non dobbiamo temere di proclamare l'amore di Cristo e di amare come Egli ha amato. Nel lavoro che dobbiamo compiere - non importa quanto piccolo o umile sia - metteteci l'amore di Cristo. Non abbiate paura di mantenere il vostro cuore puro e indiviso e di irradiare la gioia di essere la sposa del Cristo croce­fisso. Non temete di abbassarvi col Cristo e di assog­gettarvi a coloro che esercitano autorità dall'alto e che perciò esigono obbedienza sino alla morte. Sii felice che ancora una volta Cristo stia camminando per il mondo tramite te, e tramite te vada facendo del bene.



24. La regola più importante di una famiglia ben or­ganizzata, di una famiglia fondata sull'amore e sul­l'unione, è che i figli dimostrino fiducia illimitata e obbedienza ai propri genitori. Gesù mise in pratica questo per trent'anni a Nazaret, poiché non abbiamo udito niente di lui salvo che « era loro sottomesso », cioè faceva ciò che gli veniva detto.



25. Se la nostra obbedienza è pronta, semplice, cieca e gioiosa è anche la prova migliore della nostra fede. Se Dio ama chi dona gioiosamente, quanto più amerà chi obbedisce gioiosamente! Dobbiamo ubbidire come ha obbedito il Cristo... fino alla morte, alla morte in croce. Egli vedeva la volontà del Padre in ogni cosa e in ognuno, così da poter dire: « Faccio le cose che sono a lui gradite». Obbedì a Caifa e a Pilato, poiché la lo­ro autorità era conferita a essi dall'alto: a loro si sotto­mise con spirito d'ubbidienza e con dignità. Non badò ai limiti umani di Caifa e Pilato, ma teneva fisso lo sguardo sul Padre per amore del quale si sottomise ad essi. Obbediamo alla maniera di Gesù e le nostre vite saranno gradite a Dio che dirà: « Questo è il mio fi­glio diletto, nel quale mi sono compiaciuto ».



26. Una obbedienza vissuta bene ci libera dall'egoi­smo e dall'orgoglio e ci aiuta così a trovare Dio e in Lui l'umanità intera. L'obbedienza è una grazia spe­ciale, che genera infallibilmente pace, gioia interiore e una salda unione con Dio.



27. L'obbedienza trasforma le piccole cose e le occu­pazioni di tutti i giorni in atti di viva fede e la fede in un atto di amore e l'amore tradotto in azione è servi­zio al Dio amante. L'obbedienza vissuta con gioia crea una consapevolezza vivente della presenza di Dio cosicché quella fedeltà agli atti di obbedienza, come la campanella, la precisione nell'orario o i pasti, che so­no i frutti di una obbedienza costante, pronta, gioiosa, completa, divengono le gocce d'olio che tengono acce­sa la luce di Gesù nella nostra vita.



28. Se vogliamo davvero progredire nella santità at­traverso l'obbedienza, rivolgiamoci costantemente alla Madonna, perché ci insegni come obbedire, e a Gesù che fu obbediente sino alla morte: Egli, pur essendo Dio, « andò e fu ad essi sottomesso ».



29. Questo completo abbandono di se stessi a Dio as­sicura a noi il suo costante aiuto, poiché, obbedendo, facciamo sempre la sua santissima volontà e ottenia­mo di conseguenza la liberazione dai dubbi, dalle an­sietà e dagli scrupoli.



30. Quando obbediamo siamo infallibili. Domandate allo Spirito Santo questa grazia soltanto. Solo Gesù, nel Santissimo Sacramento, Gesù sulla croce, può in­segnarci l'obbedienza, con la realtà del suo stesso esempio.



31. Un certo sacerdote amava i cinesi e voleva fare qualcosa per essi. In quest'opera s'impegnò talmente che sembrava persino che i suoi occhi fossero diventati a mandorla come quelli dei cinesi. Se vivo costante­mente in compagnia di Gesù finirò per assomigliargli e fare come Lui. Niente è più gradito a Dio della no­stra obbedienza. Amiamo dunque Dio non per quello che dà, ma per quello che si degna di prendere da noi. I nostri piccoli atti d'obbedienza ci danno l'occasione di provargli il nostro amore.

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