1. Vi sono tre segni che denunciano una vera umiltà; vediamo di possederli:


1. Deferenza, rispetto e obbedienza verso i supe­riori.

2 Accettazione gioiosa di tutte le umiliazioni.

3. Carità verso gli altri, in particolare verso i più poveri e umili.



2. Come potrò diventare umile? Con le umiliazioni che mi verranno, accettandomi come sono e rallegran­domi della mia debolezza. Per natura non possono piacerci queste cose, ma la fiducia in Dio può fare tutto. Dio ha bisogno del vostro vuoto e della vostra modestia e non della vostra ricchezza. Una Sorella fervorosa è conscia della propria debolezza e cerca di essere felice quando gli altri la constatano.



3. Questi sono i modi con cui possiamo mettere in pratica l'umiltà: parlando il meno possibile di noi stessi; rifiutando di immischiarci negli affari degli altri; bandendo la curiosità; accettando allegramente le opposizioni e le corre­zioni; passando sopra agli errori altrui; accettando insulti e offese; accettando di venir trascurati, dimenticati e non amati; non cercando di essere particolarmente prediletti e ammirati; rispondendo con gentilezza anche se provocati; non calpestando mai la dignità di nessuno; cedendo alla discussione, anche se si ha ragione; scegliendo sempre ciò che è più duro.



4. Non dimentichiamo che noi dobbiamo umiltà a Dio oltre a un profondo rispetto per Lui, e che questa nostra umiltà non è soltanto una imitazione di Cristo ma anche un modo perfetto di donarsi a Gesù, poiché, quando siamo capaci di accettare con gioia tutte que­ste umiliazioni, il nostro amore per Gesù diventa molto intimo e molto ardente.



5. Non è umiltà invece:

il bisogno, quando si viene umiliati e corretti, di cercar sempre di giustificarsi;

il rifiutare di riconoscere i propri sbagli, facendo ricorso anche alla slealtà;

lo scaricare il biasimo su qualcuno;

il nutrire l'ambizione di venire lodati;

il bramare qualche incarico per comandare.



6. Se sarete umili, niente vi toccherà, né lodi né igno­minie, perché vi conoscete. Se venite biasimati, non vi sentirete scoraggiati; se qualcuno vi dirà santo non vi metterete su un piedistallo. Se siete santo, ringraziate Dio; se siete peccatore, non rimanete tale. Cristo ci dice di mirare molto in alto, non di essere come Abra­mo o come Davide o qualche altro santo, ma di essere come il Padre celeste.



7. Il tempo dell'Avvento è come il tempo di primave­ra nella natura, quando ogni cosa si rinnova ed è così fresca e rigogliosa. L'Avvento dovrebbe compiere questo in noi... rinnovarci e renderci rigogliosi, capaci di ricevere Cristo in qualunque forma venga a noi. A Natale viene come un bambino, piccolo, indifeso, cosi bisognoso di sua madre e di tutto quello che l'amore di una madre può dare. Fu l'umiltà di sua madre che la rese capace di essere la serva del Cristo... il Dio da Dio, Dio vero da Dio vero. Guardiamo e tocchiamo la grandezza che ricolma la profondità della loro umiltà. Non possiamo fare meglio di Gesù e di Maria. Se ve­ramente vogliamo che Dio ci riempia, dobbiamo svuotare noi stessi, attraverso l'umiltà, di tutto l'egoi­smo che è dentro di noi.



8. Chiediamo alla Madonna di rendere « miti e umi­li » i nostri cuori come fu quello di suo Figlio. Fu den­tro di lei e da lei che venne formato il cuore di Gesù. Cerchiamo tutti noi, durante questo mese, di mettere in pratica l'umiltà e la mitezza. Impariamo a essere umili accettando con gioia le umiliazioni: non lascia­moci sfuggire nessuna occasione. E così facile essere orgogliosi, pungenti, instabili ed egoisti... così facile! Ma siamo stati creati per cose più grandi; perché ce­dere a cose che tolgono bellezza al nostro cuore? Quanto possiamo apprendere dalla Madonna! Era tanto umile perché apparteneva tutta a Dio. Era piena di grazia. Si servì dell'onnipotente forza che era in lei, la grazia di Dio.



9. L'umiltà irradia sempre la grandezza e la gloria di Dio. Come sono meravigliose le vie del Signore! Egli sperimentò l'umiltà, l'insignificanza, l'essere indifeso, la povertà, per dimostrare al mondo quanto lo amava. Le Missionarie della Carità non abbiano paura di es­sere umili, piccole, indifese per dimostrare il loro amore a Dio.



10. E amando Nostro Signore e il prossimo che la nostra umiltà fiorirà, ed è nell'essere umile che il no­stro amore diventerà vero, devoto, ardente.



11. Preoccupiamoci realmente di imparare la lezione della santità da Gesù, il cui cuore era umile e mite. La prima lezione che apprendiamo da questo cuore èl'esame di coscienza' e il resto - l'amore e il servizio

- seguono di stretta misura. L'esame non è solo ope­ra nostra, ma una collaborazione tra noi e Gesù. Non dobbiamo sprecare il nostro tempo in inutili occhiate alle nostre miserie, ma dovremmo elevare i nostri cuori a Dio e lasciare che la sua luce ci illumini, così che Lui faccia il cammino con noi.



12. Dio vuole che stiamo stretti a Lui. San Giovanni dice che Egli ci ha aperto il suo cuore. Diventate pic­coli e poi potrete entrare dentro di esso. Una cosa è se sono io a dirmi peccatore, ma fate che sia qualcun al­tro a dire questo di me e io mi leverò subito a prote­stare. Se vengo accusato falsamente può darsi che ne soffra, ma nel profondo c'è la gioia, invece se la corre­zione è fondata - se qualcosa in me l'ha meritato allora spesso mi fa più male. Dobbiamo essere con­tenti che i nostri sbagli siano conosciuti ed essere aperti con i nostri superiori sugli errori e sulle nostre manchevolezze.



13. Potreste avere estasi e visioni, e tuttavia ingannar­vi. Attenzione! Ci sono i fili di seta dell'orgoglio e del­l'inganno, per esempio, che nascondono buone quali­tà: una bella voce, l'abilità di far contenti gli altri, ec­cetera. « Non posso far questo, non posso far quello... ma posso essere pigro. » L'orgoglio spesso si fa scudo dietro la pigrizia.



14. Dolersi e scusarsi è cosa naturalissima, ma sono tutti mezzi che il diavolo usa per accrescere il nostro orgoglio. La correzione a volte fa molto male quando è molto vera.



15. L'umiltà è la madre di tutte le virtù: la purezza, la carità, l'obbedienza. San Bernardo e tutti i santi co­struirono la propria vita sull'umiltà. La benevolenza e l'orgoglio non possono stare assieme, perché l'orgo­glio fa tutto per se stesso, mentre la carità ha bisogno di dare. Le Sorelle più amate sono quelle che sono umili. La conoscenza di sé ci pone in ginocchio e ciò è indispensabile per amare. Infatti la conoscenza di Dio dà amore e la conoscenza di sé dà umiltà.



16. La conoscenza di sé è indispensabile nella confes­sione. Ecco perché i santi potevano dire di essere dei malvagi criminali. Guardavano Dio e poi guardavano se stessi... e vedevano la differenza. Di qui il motivo per cui non erano mai sorpresi quando qualcuno li accusava, anche falsamente. Conoscevano se stessi e conoscevano Dio. Ci offendiamo perché non conoscia­mo noi stessi e i nostri occhi non sono fissi soltanto su Dio; così, non abbiamo una vera conoscenza di Dio. Quando i santi si guardavano con quel senso di orro­re, intendevano realmente questo. Non fingevano.



17. Dobbiamo essere in grado di saper fare una di­stinzione tra conoscenza di sé e peccato. Il conoscere se stessi aiuterà a risollevarsi, mentre il peccato e la debolezza che conducono a ricadere porteranno allo sconforto. Una profonda fiducia e confidenza verrà proprio attraverso la conoscenza di sé. Allora vi rivol­gerete a Gesù perché vi sostenga nella vostra debolez­za, mentre se pensate di essere forti, non crederete di aver bisogno del Signore.



18. Le umiliazioni provengono anche dagli angoli più impensati, come dalle persone stesse votate a Dio: i vescovi, i sacerdoti e le suore. Siete guardati in ma­niera sprezzante da alcuni a causa della vostra man­canza di cultura o di istruzione, e la vostra inefficien­za nel lavoro è vista come una mancanza di qualifica­zioni adeguate o a causa della vostra goffaggine. Al­cuni non capiscono il vostro modo di vivere o la nostra carità verso il povero e così vi criticano. Anche Cristo venne disprezzato dalla classe intellettuale della sua nazione, dai sommi sacerdoti e dai Farisei. E un nuo­vo motivo di benedizione questo poter condividere lo stesso destino del Cristo, anche se pure in piccolissima parte.



19. La gioia non è soltanto una questione di tempe­ramento nel servizio di Dio e delle anime; è sempre qualcosa di molto difficile... una ragione di più per cercare di acquisirla e farla crescere nei nostri cuori.



20. La gioia è una necessità e una forza per noi, an­che fisicamente. Una Sorella che ha coltivato uno spi­rito di gioia si sente meno stanca ed è sempre pronta ad andare in giro a compiere il bene. Una Sorella ri­piena di gioia predica anche senza predicare. Una So­rella gioiosa è come la luce solare dell'amore di Dio, la speranza di una felicità eterna, la fiamma di un amore ardente.



21. La gioia è la migliore difesa contro le tentazioni. Il demonio è portatore di polvere e sudiciume; si serve di ogni occasione per scagliarci contro quello che ha. Un cuore lieto sa come difendersi da questo sudiciu­me. Gesù può prendere pieno possesso della nostra anima soltanto se essa si abbandona a lui con gioia. « Un santo triste è un tristo santo-», era solito dire San Francesco di Sales. Santa Teresa era preoccupata per le sue Sorelle solamente quando vedeva una di esse perdere la gioia.



22. Ai bambini e ai poveri, a tutti coloro che soffrono e sono soli, fate loro, sempre, il dono di un sorriso; da­tegli non soltanto la vostra attenzione ma anche il vo­stro cuore.

Può darsi che non saremo capaci di dare molto, ma possiamo sempre donare la gioia che si sprigiona dà un cuore che vive in rapporto d'amore con Dio. La gioia è molto contagiosa. Perciò, siamo sempre pieni di gioia quando andiamo tra i poveri.



23. Qualcuno una volta mi domandò: « Sei sposata? », e io risposi: «Sì, e trovo difficile talora sorridere a Ge­sù, perché a volte Egli può essere anche molto esigen­te». E piuttosto vero tutto questo. E accade dove na­sce l'amore, quando è impegnativo... e nonostante questo noi possiamo donarlo a Lui con gioia.



24. Noi desideriamo poter accogliere Gesù a Natale, non in quella gelida mangiatoia che è a volte il nostro cuore, ma in un cuore pieno d'amore e di umiltà, in un cuore così puro, così immacolato, così caldo di amore l'uno per l'altro.



25. La venuta di Gesù a Betlemme portò gioia al mondo e a ogni cuore d'uomo. Lo stesso Gesù conti­nua a venire nei nostri cuori durante la Santa Comu­nione. Vuole donare la stessa gioia, la stessa pace. In questo Natale possa la sua venuta portare a ciascuno di noi quella pace e quella gioia che Egli brama di darci. Preghiamo molto per la venuta di questa grazia di pace e di gioia nel nostro stesso cuore, nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie e nella Chiesa.



26. Gesù venne in questo mondo per uno scopo. Ven­ne per darci la buona novella che Dio ci ama, che Dio è amore, che ama te e ama me. Egli vuole che ci amiamo vicendevolmente come Egli ama ciascuno di noi. Amiamolo! Come lo amò il Padre? Lo diede a noi. Gesù come amò me e te? Dando la propria vita. Diede tutto quello che aveva... la sua vita... per me e per te. Morì sulla croce perché ci amava e vuole che ci amiamo fra di noi come Lui ci ha amato. Quando contempliamo la croce, capiamo come ci ha amato. Quando guardiamo la mangiatoia, capiamo come ci ama ora di tenero amore, te e me, la tua famiglia e ogni famiglia. E Dio ci ama di un amore tenero.

tutto quanto Gesù è venuto a insegnarci: il tenero amore di Dio. « Vi ho chiamato per nome, perché sie­te miei.»



27. La letizia e la gioia erano la forza della Madon­na. Questo la fece l'ancella volenterosa di Dio, suo Figlio, poiché non appena venne in lei, « si mise in fretta in viaggio ». Soltanto la gioia poteva averle dato la forza di mettersi in fretta in viaggio per le monta­gne della Giudea per servire la cugina. E così anche per noi: anche noi come lei dobbiamo essere vere an­celle del Signore e, quotidianamente, dopo la Santa Comunione inerpicarci in fretta su per le montagne delle difficoltà che incontriamo per offrire, con tutto il cuore, il nostro servizio ai poveri. Donare Gesù ai po­veri come l'ancella del Signore.



28. La gioia è preghiera, la gioia è forza, la gioia è amore, una rete d'amore con la quale puoi catturare le anime. Dio vuol bene a chi dona in letizia. Egli concede il massimo a chi dona con gioia. Se nel vostro lavoro incontrate delle difficoltà e le accettate con gio­ia, con un grande sorriso - in questo lavoro come in ogni altra opera buona - essi vedranno le vostre buo­ne opere e glorificheranno il Padre. Il modo migliore per mostrare la vostra gratitudine a Dio e alla gente è di accettare ogni cosa con gioia. Un cuore gioioso è il risultato logico di un cuore che brucia d'amore.



29. «Chi dite voi che io sia?» (Mt. 16, 15).

Tu sei Dio.

Sei Dio vero da Dio vero.

Generato non creato.

Della stessa sostanza del Padre.

Sei il Figlio del Dio Vivente.

Sei la seconda Persona della Santissima Trinità.

Sei una cosa sola con il Padre.

Sei con il Padre sin dal principio.

Tutte le cose sono state create da te e dal Padre.

Sei il Figlio diletto nel quale il Padre si è compia­ciuto.

Sei il figlio di Maria, concepito dallo Spirito Santo nel suo grembo.

Sei nato a Betlemme.

Sei stato avvolto da Maria in fasce e posto in una mangiatoia piena di paglia.

Ti ha riscaldato il respiro di un asino che portò in groppa tua madre con te nel suo grembo.

Sei il figlio di Giuseppe, il falegname, come lo chiamava la gente di Nazaret.

Sei un uomo comune senza molta istruzione, come ti giudica la classe colta di Israele.



30. Chi è Gesù per me?

Gesù è il, Verbo fatto carne.

Gesù è il Pane di Vita.

Gesù è la Vittima immolata per i nostri peccati sul­la croce.

Gesù è il sacrificio offerto nella Santa Messa per i peccati del mondo e per i miei.

Gesù è la Parola da annunciare.

Gesù è la verità da rivelare.

Gesù è la via da percorrere.

Gesù è la luce da accendere.

Gesù è la vita da vivere.

Gesù è l'amore da amare.

Gesù è la gioia da condividere.

Gesù è il sacrificio da offrire.

Gesù è la pace da donare.

Gesù è il Pane di vita da dare come cibo.

Gesù è l'affamato da saziare.

Gesù è l'assetato da dissetare.

Gesù è l'ignudo da vestire.

Gesù è il senza tetto da ospitare.

Gesù è l'ammalato da risanare.

Gesù è l'abbandonato da amare.

Gesù è il rifiutato da accogliere.

Gesù è il lebbroso a cui lavare le piaghe.

Gesù è il mendicante a cui donare un sorriso.

Gesù è l'ubriacone da ascoltare.

Gesù è il malato mentale da proteggere.

Gesù è il bimbo da tenere tra le braccia.

Gesù è il cieco da condurre per mano.

Gesù è il muto per il quale parlare.

Gesù è lo storpio con cui camminare.

Gesù è il drogato da aiutare.

Gesù è la prostituta da togliere dalla strada e da soccorrere.

Gesù è il prigioniero da visitare.

Gesù è l'anziano da servire.



31. Per me

Gesù è il mio Dio.

Gesù è il mio sposo.

Gesù è la mia vita.

Gesù è il mio solo amore.

Gesù è la cosa più importante per me.

Gesù è il mio tutto.

Gesù, ti amo con tutto il cuore, con tutta me stessa.

Gli ho dato tutto, anche i miei peccati ed egli mi ha scelta come sua sposa con tutta la tenerezza del suo amore.

Ora e per sempre sono la sposa del mio Sposo cro­cefisso.

Così sia.

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