1. Vi è tanta sofferenza ovunque! Siate santi e fervo­rosi, poiché Dio vuol servirsi di voi per dar sollievo a questa sofferenza. Per dimostrare che il Cristo è di natura divina, che è il Messia promesso, il Vangelo veniva predicato ai poveri. La prova che quanto fac­ciamo è opera di Dio è che il Vangelo viene predicato ai poveri. Pregate e ringraziate Iddio per avervi scelti a vivere questo tipo di vita e a compiere questo lavoro.


2. Vocazione, oggi, significa anche comprendere la faticosa ma stupenda missione della Chiesa, ora più che mai impegnata ad insegnare all'uomo la sua vera natura, il suo fine ultimo, il suo destino e a rivelare al fedele le immense risorse della carità di Cristo.

3. Abbracciando la vocazione di Missionarie della Carità, ci poniamo di fronte al mondo come amba­sciatrici di pace, predicando il messaggio d'amore, che si è fatto azione e che supera tutte le barriere di na­zionalità, di credo, o di paesi.

L'ambasciatore indiano a Roma disse alla gente: « Queste nostre Sorelle in breve tempo hanno fatto di più per avvicinare i nostri due paesi, grazie alla loro influenza ispirata all'amore, che non noi con tutti i nostri mezzi ufficiali ».

4. Siamo state strumenti della predicazione della Pa­rola di Dio ai poveri, ai negletti, alle vittime del dolo­re, alle persone sole di tutte le nazioni. Per quanto indegne, Dio si è servito di noi per farsi conoscere e amare da questo mondo, che ha dimenticato Dio. Ab­biamo il privilegio di entrare proprio nelle case dei fe­deli poveri e dimenticati, spingendoli fuori, loro e i lo­ro figli, dai loro giacigli di abbandono e portandoli tutti assieme a lodare Dio in mezzo alla sua chiesa, facendoli partecipare al sacrificio della Messa e a se­dersi alla mensa del Signore. Quello che il Vaticano Il ci chiede di fare oggi, noi l'abbiamo cominciato già a fare, con la grazia di Dio, dal momento stesso della fondazione della nostra Congregazione.

5. Rinnoviamo il nostro amore per i poveri, ma sa­premo farlo soltanto se saremo fedeli alla povertà di cui abbiamo fatto voto e che abbiamo liberamente scelto.

6. Siccome l'indigenza dei poveri è dovuta al crescen­te rialzo del costo della vita, cerchiamo di essere più attenti nel rispettare un tenore povero di vita nelle nostre case. Abbiamo dei bisogni quotidiani che i no­stri poveri non si possono permettere; rendiamocene conto in modo che anche noi sperimentiamo la priva­zione negli alimenti, nei vestiti, nell'uso dell'acqua, della luce elettrica e del sapone... tutte cose di cui so­vente i nostri poveri mancano. Siccome possiamo ave­re tutte queste cose facilmente, le usiamo in abbon­danza, forse con più spreco che se ci trovassimo nella vita secolare.

7. Il nostro abbigliamento sia dignitoso in modo da non disgustare i laici e spingerli a rifiutare il nostro servizio. Comunque i nostri abiti non devono essere' eleganti né confezionati con bei tessuti. Per motivi di salute o di clima può darsi che ci troviamo ad aumen­tare i capi di vestiario, ma non dobbiamo disporre di alcunché di superfluo. Comunque, facciamo attenzio­ne a non confondere la mancanza di pulizia, di ordine o di lindore con la povertà. La sporcizia, la trascura­tezza nel vestire sono segni di pigrizia e di poca de­cenza. Non aiutano la salute né la edificazione. San Bernardo era solito dire: « Amo la povertà, non la sporcizia ».

8. Le Sorelle non devono vergognarsi di chiedere l'e­lemosina di porta in porta se questo è necessario e si facciano mendicanti per i membri poveri del Cristo, che visse Egli stesso di carità durante la sua vita pub­blica e che esse servono ora nel malato e nel povero.

9. Dipendiamo unicamente dalla provvidenza divina. Non accettiamo sussidi del governo, non accettiamo donazioni della Chiesa, non accettiamo uno stipendio; abbiamo consacrato le nostre vite per donarci al più povero dei poveri con tutto il cuore, il nostro è un ser­vizio libero e volontario e ci basta la gioia di chi si sente amato. La nostra gente desidera ardentemente di essere amata e noi abbiamo la tenerezza, l'amore di Dio che continuamente ci provoca.

10. Quando Nostro Signore ebbe bisogno delle nostre Sorelle per la sua opera tra i poveri chiese loro,espressamente, la povertà della croce. Nostro Signore, sulla croce, non possedeva nulla. Era sulla croce che gli era stata data da Pilato. I chiodi e la corona di spi­ne glieli avevano dati i soldati. Quando mori era nu­do; croce, chiodi e corona gli erano stati tolti ed Egli era avvolto in un sudano donatogli da un animo com­passionevole e venne sepolto in una tomba che non gli apparteneva. Eppure Gesù non avrebbe avuto biso­gno di comportarsi a quel modo. Avrebbe potuto mo­rire come un re e poi semplicemente risorgere. Scelse la povertà perché nella sua infinita sapienza e saggez­za sapeva che quello era il vero modo di possedere Dio, di conquistare il suo cuore, di portare giù, sulla terra, il suo amore.

11. Una volta che si prova il desiderio di avere del denaro, sopraggiunge il desiderio di possedere anche quello che ci si può procurare col denaro: il superfluo in genere, belle stanze, il lusso sulla tavola, più abiti, ventilatori e così via. Cresceranno anche i nostri biso­gni, perché una cosa tira l'altra e il risultato sarà una infinita insoddisfazione. Questo è quanto accade. Se anche vi capitasse di dover avere delle cose, ricordate che i vostri superiori devono poter contare su di voi. In quanto religiosi dovete acquistare le cose più a buon mercato e il vostro buon esempio nel risparmia­re terrà alto lo spirito di povertà.

12. A casa, le Sorelle dovranno essere sempre molto occupate sia nei lavori dell'orto che in oggetti di arti­gianato da vendere, poiché Nostro Signore lavorò per sua madre. Era un vero operaio. Era conosciuto come il figlio del falegname; visse una vita di duro lavoro per quasi vent'anni, senza mai esitare né dubitare della volontà del Padre, anche se era venuto per con­durre le anime a Dio. Nel duro lavoro che svolgeva nella bottega del suo padre putativo, mostrò le più grandi doti che un essere umano può avere: l'umiltà, l'obbedienza, la povertà. Sempre si teneva al di sopra delle preoccupazioni materiali, Egli, il padrone di tutto, lavorò non per il lavoro in se stesso, ma per chi lo aveva mandato, per il suo Padre celeste. Le raffigu­razioni di San Giuseppe sono tra le più belle che co­nosciamo.

13. Siccome siamo e intendiamo restare povere con i poveri per amore di Cristo, sacrifichiamo di buon grado il piacere di avere una stanza tutta per noi. Il dormitorio comune è un mezzo per esercitare molte virtù: la povertà, la modestia, la pulizia e l'ordine. Inoltre aiuta ad alimentare lo spirito familiare.

14. « Sia che mangiate o che dormiate fate tutto per la gloria di Dio. » Il Cristo, certamente, non si conces­se sontuosi banchetti durante la sua vita. I suoi geni­tori erano poveri e i poveri non hanno buone cose in tavola. In realtà si trovò sovente ad affrontare una ve­ra mancanza di cibo, come ci insegnano la moltiplica­zione dei pani e dei pesci e la spigolatura delle spighe di grano mentre camminava tra i campi. La riflessio­ne su questi esempi dovrebbe essere un ricordo salu­tare quando in missione o a casa i nostri pasti sono frugali. Se le portate sono buone, ringraziate Dio; se non lo sono, ringraziatelo ancora di più perché vi ha dato l'occasione di imitare il nostro Salvatore nella sua povertà. Va considerato un difetto parlare del cibo o lamentarsi per ciò che ci è stato servito; l'esse­re occupati in tali pensieri ad ogni modo non è edifi­cante.

15. Un uomo ricco di Delhi, parlando della nostra Congregazione, ebbe a dire: « Quanto è meraviglioso vedere le Sorelle, libere da tutto ciò che è profano... nel ventesimo secolo, quando si ritiene che tutto è sor­passato tranne quello che è di moda ». Attenetevi a questi semplici modi di essere poveri: riparandovi da sole le scarpe, eccetera... amando la povertà come amate vostra madre.

16. Non andate alla ricerca di Dio in terre lontane... Egli non è là. E accanto a voi, è con voi. Tenete sem­pre la lampada accesa e lo vedrete di continuo. Riem­pite la lampada di tutte queste piccole stille d'amore e vedrete come è dolce il Signore che amate.

17. Penso che non avrò timore per voi, Fratelli, se saprete intensificare il vostro amore personale per il Cristo. Allora tutto andrà bene. La gente vi passerà accanto senza curarsi di voi, ma questo non vi addolo­rerà, non vi sentirete offesi. La prima volta che uscirete fuori può darsi che vi getteranno delle pietre; va benissimo. Portatevi sull'altro lato della strada e la­sciate che ve le gettino anche da quella parte; quel che importa è che continuiate per la vostra strada, che ab­biate afferrato per mano il Cristo e state certi che Lui non vi lascerà.

18. Gesù farà grandi cose con voi, Fratelli, se glielo lascerete fare e se non cercherete di interferire con Lui. Si interferisce nei piani di Dio quando ci si im­batte in qualcuno o in qualcosa che non è adatto a voi. Siate severi con voi stessi e siate molto severi con quel che ricevete dall'esterno. La gente può arrivare qui con splendide idee, con bei progetti, ma tutto ciò che vi allontana dalla realtà di ciò che avete dato a Dio, deve rimanere fuori da voi.

19. Siate fedeli nel piccolo, perché in questo risiede la vostra forza. Per il buon Dio non vi è nulla di piccolo, perché Egli è tanto grande quanto noi siamo piccoli. Ecco perché Egli si curva su di noi e si preoccupa di fare quelle piccole cose per noi e ci offre l'occasione di provare il nostro amore per Lui. Poiché Egli fa tutto questo, anche ciò che è piccolo diventa grande. Dio non può far nulla di piccolo, Egli è l'infinito. Sì, miei cari figli, siate fedeli nelle piccole esperienze d'amore, nelle piccole fedeltà alla Regola, che costruiranno in voi una vita santa, facendovi simili a Cristo.

20. La mia preghiera per tutte le famiglie è che cre­sciate in santità attraverso questo amore vicendevole. Portate Gesù ovunque andate. Che gli altri vedano in voi soltanto Gesù. Pregate per i vostri figli e pregate che figli e figlie abbiano il coraggio di dire si a Dio e di consacrare le loro vite, totalmente, a Lui. Ci sono tante, tante famiglie che sarebbero così felici se i loro figli dessero le loro vite a Dio. Così, pregate per loro, perché siano capaci di soddisfare il desiderio del loro cuore.

21. Col voto di castità noi diamo il nostro cuore al Si­gnore, al Cristo crocefisso; nei nostri cuori egli tiene il primo posto.

Nel Vangelo leggiamo che Dio è come un amante geloso. Non possiamo avere due padroni, poiché ser­viremmo uno e odieremmo l'altro.

I voti stessi non sono che dei mezzi per condurre l'anima a Dio, e il voto di castità in particolare è inte­so come un mezzo per donare il cuore a Dio. Il cuore è una delle facoltà più nobili e più elevate ma è anche fonte di pericolo. Con il nostro voto consacriamo il cuore a Dio e rinunciamo alle gioie della vita familia­re. Sì, noi rinunciamo al dono naturale che Dio ha fatto alle donne di diventare madri in cambio del do­no più grande, quello di essere le vergini di Cristo, di diventare madri di anime.

22. Nostro Signore ha un amore veramente speciale per la castità. La sua stessa madre, San Giuseppe e San Giovanni, il discepolo prediletto, si erano tutti votati alla castità. Perché desidero essere casta? Vo­glio esserlo perché sono la sposa di Gesù Cristo, il Fi­glio del Dio vivente. Voglio essere casta per l'opera che debbo compiere come cooperatrice del Cristo. La mia castità deve essere così pura da saper trascinare i più impuri al cuore sacratissimo di Gesù.

23. Dobbiamo convincerci che niente adorna di mag­gior splendore l'animo umano che la virtù della casti­tà e niente lo insozza maggiormente che il vizio oppo­sto. Tuttavia non vi può essere dubbio che la gloria della castità non sta nell'immunità dalla tentazione, ma nella vittoria sopra queste tentazioni.

24. Qualcosa d'interiore e di esteriore aiuta a far vi­vere la castità: Una certa diffidenza in noi stessi e una fiducia del tutto particolare in Dio e nel cuore sacratissimo di Gesù, che è la fonte e la sorgente di ogni santità. Il costante ricordo della presenza di Dio e lo spirito di preghiera. L'accostarsi frequente alla santa Eucarestia che è il frumento dell'eletto. La mortificazione della carne. La fedele osservanza delle regole della modestia e del tatto e un supremo disprezzo per le amicizie parti­colari. La vera amicizia è un dono di Dio. L'amicizia sincera è affettuosa e riservata, non è esclusiva e la­scia libertà nella scelta degli amici. L'amore al lavoro, anche nella calda stagione.

Schiettezza con il proprio padre superiore e col pa­dre spirituale nelle confessioni.

Grande prudenza, specialmente nel comportamen­to con l'altro sesso. L'imprudenza ha causato la rovi­na di molte religiose.

Un amore personale per la Madonna, la Vergine Immacolata. Ella ci guarderà dall'alto e se sbagliamo ci ricorderà che Lei è il rifugio dei peccatori.

25. Quando riusciamo a tenere a mente che al matti­no abbiamo tenuto nelle mani un Dio tutto santo, sa­remo maggiormente pronte a trattenerci da tutto ciò che possa macchiare la nostra purezza. Di qui un profondo rispetto per la nostra persona; un rispetto per gli altri, comportandoci con tutti con normali atti di cortesia, ma astenendoci da sentimentalismi o da affetti disordinati.

26. Dobbiamo avere amore, gentilezza ed eroismo che tocchi il cuore di Dio e porti molte anime al cuore ferito di Gesù. Come debbono essere pure le nostre mani se devono toccare il corpo di Cristo così come il sacerdote lo tocca sotto le apparenze del pane sull'al­tare! con quanto amore, devozione e fede egli alza l'Ostia Consacrata: dobbiamo avere gli stessi sentimenti quando solleviamo il corpo di un povero mala­to. Mettiamo lo stesso amore, la stessa fede e devozio­ne nei nostri atti ed egli lo accetterà come se l'avessi­mo fatto personalmente a lui.

27. Se amiamo Dio con tutta l'anima, se abbiamo per Gesù Cristo un amore che sovrasta ogni cosa, se ab­biamo un tenero amore per la Madonna, saremo me­no inclini ad essere eccessivamente attaccati alle crea­ture. Perché l'amore per Gesù produca questi effetti, deve essere intenso, generoso e assorbirci intieramen­te. Dovrà riempirci talmente la mente e il cuore che non concederemo più attenzione agli affetti umani. Se dovessimo trovarci aggrovigliati in affetti disordinati, Gesù che non può tollerare idoli nei nostri cuori ci rimprovererà severamente. Egli stesso proteggerà con gelosa cura i cuori di coloro che si sono donati a Lui.

28. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di pregare per conoscere la volontà di Dio, per avere l'amore che ci insegna ad accettare la volontà di Dio, per come fa­re la volontà di Dio.

29. Questo fare la volontà di Dio è obbedienza. Gesù venne a fare la volontà del Padre suo e la fece sino al­la morte, alla morte in croce. « Si faccia di me secondo la tua parola », fu la risposta che Maria ha fatto an­che a nome nostro quando abbiamo scelto di diventare Missionarie della Carità. Il modo più sicuro per giungere a una vera santità e al compimento della no­stra missione di pace, di amore e di gioia è la via del­l'obbedienza.

30. Fedeltà nelle piccole cose, non per interesse per­sonale - questa sarebbe l'opera di menti meschine - ma per uno scopo più grande, che è fare la volontà di Dio, che devo rispettare anche nelle piccole cose. Sant'Agostino dice: « Le piccole cose sono poca cosa effettivamente, ma l'essere fedeli nel poco è importan­te». Non è, infatti, Nostro Signore altrettanto presen­te in una piccola ostia come in una grande? La più piccola delle regole contiene la volontà del Signore quanto i grandi impegni della vita.

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