1.     « Amerai il Signore, Dio tuo, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente. » Questo è il co­mandamento del nostro immenso Dio ed egli certa­mente non può darci un comandamento impossibile. L'amore è un frutto di tutte le stagioni, che ogni ma­no può arrivare a cogliere. Chiunque può farlo e non esistono limiti. Ognuno può raggiungere questo amo­re attraverso la meditazione, lo spirito di preghiera e i sacrifici, con una intensa vita interiore. Viviamo dav­vero questo genere di vita?


2.     Voglio che tutti voi riempiate i vostri cuori di un grande amore. Non pensiate che questo amore, per essere ardente e sincero, debba essere straordinario. No, quel che occorre nel vostro amore è il continuo desiderio di amare Chi vi ama.

3.     Per possedere Dio dobbiamo consentirgli di posse­dere le nostre anime. Quanto poveri saremmo se Dio non ci avesse dato la forza di donarci a Lui, ora, inve­ce, come siamo ricchi! Come è facile conquistare il Si­gnore! Se ci doniamo a Lui, allora Dio è nostro e non esiste niente più nostro di Dio. La moneta con cui Dio ripaga il nostro abbandono a Lui è la sua perso­na. Noi diventiamo meritevoli di possederlo quando ci arrendiamo completamente a Lui.

4.     Il totale abbandono consiste nel donarci completamente a Lui. Dobbiamo dare pienamente noi stessi a Dio perché Dio ha dato se stesso a noi. Se Dio non ci è debitore di nulla e tuttavia è pronto a comunicarci niente meno che se stesso, noi risponderemo soltanto con una frazione di noi? Non dovremo piuttosto do­narci pienamente a Dio per poter ricevere Dio stesso? Io per Dio e Dio per me. Io vivo per Dio e annullo me stesso e in questo modo Dio vive in me.

5.     Abbandonarsi significa offrirgli la mia volontà li­bera, la mia ragione, la mia stessa vita in un puro atto di fede. La mia anima potrebbe brancolare nel buio. La prova e la sofferenza sono le verifiche più sicure del mio cieco abbandono.

6.     Abbandonarsi significa anche amare veramente. Più ci abbandoniamo, più amiamo Dio e le anime. Se amiamo davvero le anime, dobbiamo essere pronti a prendere il loro posto, ad accollarci i loro peccati, ad espiarli interiormente con pentimento e continue mortificazioni. Dobbiamo essere olocausti viventi, poiché è di questo che hanno bisogno le anime.

7.     Non ci sono limiti all'amore di Dio.  Senza misu­ra e non è possibile controllarne la profondità. Ci vie­ne dimostrato dalla sua vita e dal suo morire per noi. Ora ribaltiamo la situazione: non deve esservi limite all'amore che ci spinge a donarci a Dio, ad essere le vittime del suo amore rifiutato, cioè, dell'amore di Dio che non è stato accettato dagli uomini.

8.     L'amore ha un orlo al suo vestito, che sfiora la polvere, spazzando via le macchie dalle strade e dai vicoli e poiché può, deve farlo.

La Missionaria della Carità, se vuole essere conse­guente al nome che porta, deve essere piena di carità dentro l'anima e diffondere la stessa carità nelle ani­me altrui, siano essi cristiani o no.

9.     Cerchiamo oggi di riflettere sull'amore che Dio ri­serba per voi e per me. Il suo amore è così tenero; il suo amore è così grande, così tangibile, così vitale che Gesù venne proprio a insegnarci... come amare. L'a­more non è qualcosa che si fossilizza, ma qualcosa che vive di continuo. Le opere di amore e che attestano amore sono una via per la pace. E dove comincia que­sto amore? Proprio nei nostri cuori. Dobbiamo sapere che siamo stati creati per cose più grandi, non per es­sere un numero qualsiasi nel mondo; non per conse­guire lauree e diplomi, questa o quella carriera. Sia­mo stati creati per amare e per essere amati.

10.    Udiamo di continuo questa frase nel Vangelo: « A meno che diventiate come questi piccoli, non entrerete nel regno dei cieli». E che significa essere piccolo? Si­gnifica avere un cuore pulito, un cuore puro, un cuore che possiede Gesù, un cuore che può continuare a di­re: « Gesù che sei nel mio cuore, io credo nel tuo tene­ro amore per me. Ti amo ». Questo è il cuore a cui voi ed io, anche i più giovani, devono guardare, guardare alla croce e comprendere quanto Gesù mi ha amato, quanto ha amato ciascuno di noi, singolarmente.

11. La nostra fede santa altro non è che un Vangelo d'amore che ci rivela l'amore di Dio per gli uomini e chiede in cambio l'amore dell'uomo verso Dio. « Dio è amore. » Una Missionaria della Carità deve essere una missionaria dell'amore. Dobbiamo diffondere l'amore di Dio sulla terra se vogliamo che le anime si pentano di tutto cuore dei peccati, si rafforzino contro le tentazioni e aumentino la loro generosità e il loro desiderio di soffrire per il Cristo. Agiamo come se fos­simo una espressione dell'amore di Cristo tra gli uo­mini, tenendo presenti le parole dell'imitazione:

« L'amore non sente gravami, non tiene conto delle fatiche, vorrebbe fare più di quello che può. Non ac­campa impossibilità, perché crede che tutto gli sia facile e consentito... Se è stanco non si accascia, se pre­muto non subisce costrizione, se intimorito non si tur­ba, ma come una fiamma viva e una fiaccola accesa erompe verso l'alto e passa oltre con sicurezza».

12.    Mentre lavoriamo può darsi che spesso veniamo colti a conversare o a far chiacchiere inutili. Stiamo attenti perché potrebbe capitarci anche mentre visitia­mo le famiglie. Potremmo lasciarci andare a parlare di affari privati o di questo o di quello, dimenticando così lo scopo vero della nostra visita. Noi ci rechiamo a portare la pace di Cristo e che succede se provochia­mo invece turbamento? Come si sentirà offeso il No­stro Signore da tale condotta! Non dobbiamo mai per­mettere alla gente di parlare contro i sacerdoti, i reli­giosi o i loro vicini.

13.    Se troviamo che una famiglia è di cattivo umore e sta sicuramente per accadere una vicenda poco carita­tevole, recitiamo una fervente preghiera per costoro e poi diciamo alcune cose che possano aiutarli a pensa­re un poco di più a Dio; quindi andiamocene subito. Non possiamo fare del bene finché i loro nervi non sa­ranno di nuovo tranquilli. Dobbiamo seguire la me­desima condotta con coloro che vogliono parlare allo scopo di farci sprecare del tempo prezioso.

14.    L'amore comincia in casa. Ogni cosa dipende da come vicendevolmente ci amiamo. Fate in modo che le vostre comunità vivano in questo amore e diffondano la fragranza dell'amore di Gesù ovunque vadano. Non abbiate timore di amare sino alla sofferenza, poiché è il modo in cui Gesù ha amato.

15. Siate gentili e amorevoli l'uno verso l'altro, poi­ché non potrete amare Cristo nelle vesti del sofferente se non sapete amare Gesù, vedendolo nel cuore del vostro confratello o delle vostre consorelle. L'amore per essere vitale deve essere alimentato dal sacrificio. Siate prodighi di mortificazioni e di tutti i sacrifici che derivano dalla nostra povertà e sarete in grado di dire in tutta sincerità: « Mio Dio e mio tutto ».

16. Più vado in giro, meglio comprendo quanto ne­cessario sia fare del nostro lavoro una preghiera. Fare del lavoro un atto di amore per Dio. Per arrivare a questo, quanto necessario sarà vivere una vita di tota­le abbandono a Dio, di amorevole fiducia nel nostro superiore e l'uno nell'altro, e di spirito di gioia con i poveri.

17.    Non è possibile impegnarsi nell'apostolato diretto senza essere un'anima che prega, senza una coscienza consapevole e senza sottomissione alla volontà divina.

18.    Dobbiamo diventare santi non perché vogliamo sentirci santi, ma perché Cristo deve poter vivere pie­namente in noi la sua vita. Dobbiamo essere tutto amore, tutta fede, tutta purezza per amore del povero che serviamo. Una volta che abbiamo appreso a cer­care innanzitutto Dio e la sua volontà, il nostro con­tatto con il povero diventerà un mezzo per raggiunge­re una grande santità interiore e verso gli altri. Santi­tà è unione con Dio; nella preghiera come nell'azione, in eguale maniera, noi veniamo da Dio a Cristo e an­diamo a Dio attraverso Cristo.

19. Un giorno Santa Margherita Maria chiese a Ge­sù: « Signore, che vuoi che io faccia?». « Dammi mano libera », le rispose Gesù. Sarà Lui a compiere la divi­na opera della santità e non voi; egli domanda soltan­to di essere docili. Lascia che ti vuoti e ti corregga e poi ricolmi il calice del tuo cuore sino all'orlo, così che a tua volta potrai dispensare ciò di cui abbondi. Guardatelo nel tabernacolo; fissate i vostri occhi su di Lui che è la luce; ponete i vostri cuori accanto al suo cuore divino; chiedetegli di accordarvi la grazia di co­noscerlo, l'amore per amarlo, il coraggio di servirlo. Cercatelo con fervore.

20.    Sin dall'inizio dei tempi il cuore umano ha senti­to il bisogno di offrire a Dio un sacrificio, ma come dice San Paolo: « Era impossibile che il peccato venis­se cancellato col sangue di capri e di tori ». Perciò, Gesù Cristo dovette offrire un altro sacrificio, quello di se stesso. Gesù, morendo sulla croce, è divenuto il nostro sacrificio. Non pensiamo che la Santa Messa sia soltanto un memoriale. No, è il vero sacrificio, co­me quello che Egli ha offerto sulla croce. ~ molto consolante sapere che questo sacrificio è il nostro sa­crificio.

21.    Cercate di aumentare il vostro amore per la San­ta Messa e per la Passione di Cristo, accettando con gioia tutti quei piccoli sacrifici che ci vengono ogni giorno. Non trascurate questi piccoli doni, poiché so­no molto preziosi per voi stessi e per gli altri.

22.    La conoscenza di Cristo, e di Lui nel povero, ci condurrà all'amore personale. Questo amore soltanto può diventare la nostra luce e la nostra gioia, se tra­dotta in servizio gioioso, vicendevole. Non dimenti­chiamo che abbiamo sempre bisogno l'uno dell'altro. Le nostre vite sarebbero vuote senza questo scambio reciproco. Come possiamo amare Dio e il povero se non ci amiamo tra noi che viviamo e spezziamo insie­me, quotidianamente, il pane della vita?

23.    Come parla teneramente Gesù quando dà se stes­so nella Santa Comunione. « La mia carne è veramen­te cibo e il mio sangue veramente bevanda. Chi man­gia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.» Oh, cosa potrebbe fare di più il mio Gesù che darmi la sua carne come cibo? No, neppure Dio potrebbe fare di più né mostrarmi un amore più grande.

24.    La Santa Comunione, come sottintende la parola stessa, e l'intima unione di Gesù con la nostra anima e il nostro corpo. Se vogliamo avere la vita e averla in abbondanza, dobbiamo vivere della carne di Nostro Signore. I santi compresero così bene questo, che spendevano ore intere per la preparazione e ancor più tempo per il ringraziamento. Ciò non ha bisogno di spiegazioni, poiché chi sarebbe in grado di spiegare « l'immensità delle ricchezze della sapienza e della co­noscenza di Dio »? « Quanto sono incomprensibili i suoi giudizi! », esclamava San Paolo, e: « E quanto so­no insondabili le sue vie, poiché chi ha mai conosciuto la mente del Signore? ».

25.    Quando comunicate con il Cristo nell'intimo del vostro cuore dopo aver condiviso il Pane di vita, ricor­date cosa deve aver provato la Madonna quando lo Spirito Santo scese su di Lei ed Ella, che era piena di grazia, divenne piena del corpo di Cristo. Lo spirito in Lei era così forte che « subito si levò » per andare a servire.

26.    Nelle Scritture leggiamo della tenerezza di Dio per il mondo e leggiamo che Dio amò talmente il mondo da dare il suo figlio Gesù perché venisse ad es­sere uno di noi e portasse la buona novella: Dio è amore, Dio vi ama e mi ama. Dio vuole che ci amia­mo gli uni gli altri, come egli ama ciascuno di noi.

Tutti sappiamo, quando guardiamo la croce, quanto Dio ci ha amato. Quando guardiamo l'Eucarestia sappiamo quanto Egli ci ama anche adesso. Ecco per­ché si è fatto Pane di vita, per soddisfare la nostra fa­me del suo amore, e poi, come se non bastasse, è di­ventato Lui stesso l'affamato, colui che è nudo, senza casa, così da offrirci la possibilità di soddisfare la sua fame del nostro amore umano. Poiché per questo sia­mo stati creati, per amarlo e per essere amati.

27.    Dove riceverete in dono la gioia di amare? Nel­l'Eucarestia. Nella Santa Comunione. Gesù si è fatto Pane di vita per darci la vita. Giorno e notte egli è sempre presente. Se davvero volete crescere nell'amo­re, sostenetevi coll'Eucarestia, coll'adorazione. Nella nostra congregazione, c'era la consuetudine di avere un'ora di adorazione la settimana e poi, nel 1973, de­cidemmo di avere un'ora di adorazione ogni giorno. I nostri istituti, creati per il malato povero e per l'incu­rabile, sono pieni ovunque. Da quando abbiamo co­minciato ogni giorno ad avere la nostra ora di adora­zione, il nostro amore per Gesù è diventato più inten­so, il nostro amore l'uno per l'altro più comprensivo, il nostro amore per il povero più compassionevole e abbiamo raddoppiato il numero di vocazioni. Dio ci ha benedetto con molte vocazioni meravigliose.

28.       Guardate il tabernacolo... constatate il significa­to, ora, di questo amore. Chiedetevi: lo capisco? Il mio cuore è così pulito che vi posso vedere dentro Ge­sù? Perché fosse semplice per me e per voi vedere Ge­sù, egli si è fatto Pane di vita, così che possiamo rice­vere la vita, così che possiamo avere una vita di pace, una vita di gioia. Trovate Gesù e troverete la pace.

29.    Ogni momento di preghiera, specialmente davan­ti a Nostro Signore nel tabernacolo, è sicuramente un guadagno. Il tempo che trascorriamo nel quotidiano colloquio con Dio costituisce la parte più preziosa di tutta la giornata.

30.    Per diventare santi occorre tanta umiltà e tanta preghiera. Gesù ci insegnò come pregare e ci disse an­che di imparare da Lui che era mite e umile di cuore. Non riusciremo ad ottenere queste due virtù se non sappiamo cosa è il silenzio. Sia l'umiltà che la pre­ghiera progrediscono quando l'orecchio, la mente e la lingua, hanno vissuto in silenzio con Dio, poiché Dio parla nel silenzio del cuore.

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